Nitti: «Il confronto sui valori costituzionali deve comprendere sia il ripudio della guerra di aggressione sia il dovere di difesa della Patria».
ROMA - USMIA Esercito prende atto della richiesta della FLC CGIL dell’Emilia-Romagna, riportata da Il Resto del Carlino, di interrompere le conferenze di orientamento dell’Esercito negli istituti superiori e ritiene opportuno promuovere una riflessione equilibrata sul ruolo di queste iniziative. La conoscenza diretta delle istituzioni della Repubblica non può essere automaticamente assimilata alla propaganda bellica, ma deve essere valutata in relazione ai contenuti, alle modalità e al contesto educativo in cui si svolge.
La possibilità per gli studenti di conoscere l’Esercito e le sue funzioni può contribuire alla formazione del pensiero critico, nel rispetto dell’autonomia scolastica e della libertà di insegnamento. Il confronto tra istituzioni e mondo della scuola dovrebbe avvenire senza preclusioni ideologiche, offrendo agli studenti strumenti utili per elaborare valutazioni autonome e consapevoli.
La storia delle scuole militari testimonia un contributo educativo che supera la professione delle armi. La Nunziatella annovera tra i propri ex allievi Arturo Parisi, accademico ed ex Ministro della Difesa; Eugenio Barba, regista e fondatore dell’Odin Teatret; ed Enrico Barone, economista di rilievo internazionale. Alla Teuliè si formò Enrico Forlanini, ingegnere, inventore e pioniere dell’aviazione, al quale è intitolato l’aeroporto di Milano Linate.
Accanto a questi nomi illustri, migliaia di altri ex allievi hanno contribuito allo sviluppo della società nei campi più diversi: dalle professioni alla ricerca, dall’impresa alla pubblica amministrazione, dalla cultura all’impegno civile. Si tratta di un patrimonio umano e professionale che evidenzia il valore di una formazione orientata alla responsabilità, alla crescita personale e al servizio della collettività.
Ancora oggi le scuole militari integrano la preparazione liceale con l’educazione alla responsabilità, all’autonomia personale e alla collaborazione, attraverso il lavoro congiunto di docenti civili e personale militare. Tale percorso può sostenere le successive scelte universitarie e professionali, anche in ambito civile. L’accesso per concorso e le agevolazioni economiche previste possono inoltre favorire l’accesso di giovani provenienti da famiglie meno abbienti, contribuendo a rendere effettive le opportunità di crescita e di valorizzazione del merito.
«Riteniamo utile che il dibattito tenga conto anche della storia delle organizzazioni e delle istituzioni coinvolte», dichiara Leonardo Nitti, Segretario Generale di USMIA Esercito. «Giuseppe Di Vittorio, tra i fondatori della CGIL unitaria, combattente antifascista e membro dell’Assemblea Costituente, sottoscrisse, durante il dibattito sull’articolo poi divenuto il 52, una proposta per mantenere in servizio, in speciali ruoli d’onore, gli ufficiali e sottufficiali mutilati nella difesa della Patria. Si tratta di una testimonianza di attenzione alla dignità del personale militare che, pur senza poter essere automaticamente riferita alle questioni attuali, invita a considerare il rapporto tra cultura della pace, istituzioni democratiche e difesa della Repubblica in modo non semplificato».
«La Costituzione alla cui elaborazione partecipò Di Vittorio», prosegue Nitti, «ripudia, nell’articolo 11, la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; nell’articolo 52 afferma che la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino e prescrive che l’ordinamento delle Forze Armate si informi allo spirito democratico della Repubblica. Il ripudio dell’aggressione e il dovere della difesa rappresentano principi complementari della cultura costituzionale e meritano di essere conosciuti e discussi insieme. Anche su questi temi la scuola può offrire agli studenti occasioni di approfondimento e confronto».
USMIA Esercito esprime infine apprezzamento per il lavoro svolto dal personale militare e dai docenti civili impegnati nella formazione dei giovani. «Il loro impegno», conclude Nitti, «merita attenzione e rispetto. Una democrazia matura favorisce il dialogo tra le istituzioni e le nuove generazioni, garantendo agli studenti gli strumenti necessari per conoscere, scegliere e valutare autonomamente».

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