ANTONIO SPERANZA - Il testo aveva già ottenuto il via libera dalla Camera, e ora tocca al governo scrivere le norme per disciplinare la produzione di energia nucleare in Italia
Il 23 settembre il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge che delega il governo a riscrivere le regole sull’energia nucleare in Italia. I voti favorevoli sono stati 81, i contrari 51 e gli astenuti 7. Il testo era già stato approvato dalla Camera il 4 giugno con 155 voti favorevoli, 86 contrari e 8 astenuti. Con il voto al Senato si è chiuso l’esame parlamentare del testo, che per entrare definitivamente in vigore ora deve essere firmato dal presidente della Repubblica e pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
È importante però chiarire che la legge non autorizza direttamente la costruzione di nuove centrali nucleari, né stabilisce dove potranno essere realizzate. Si tratta infatti di una legge delega: il Parlamento ha definito gli obiettivi e i principi generali per il ritorno al cosiddetto “nucleare sostenibile”. Spetterà poi al governo, nei prossimi 12 mesi, scrivere uno o più decreti legislativi per regolare la produzione e l’utilizzo dell’energia nucleare.
Uno dei compiti affidati al governo sarà stabilire quali tipi di impianti nucleari potranno essere autorizzati in Italia. La legge non contiene un elenco di centrali già approvate, ma indica che nella scelta dovrà essere tenuto conto dello sviluppo scientifico e delle tecnologie più avanzate, anche con l’obiettivo di ridurre la quantità di rifiuti radioattivi prodotti e utilizzare più efficientemente il combustibile.
Un’altra parte importante della delega riguarda i rifiuti radioattivi, una questione che l’Italia deve affrontare indipendentemente dalla costruzione di nuove centrali, dal momento che esistono già rifiuti provenienti dalle vecchie centrali, dalla ricerca, dall’industria e dalle attività sanitarie.
I decreti dovranno disciplinare sia lo stoccaggio temporaneo sia lo smaltimento definitivo dei rifiuti radioattivi e del combustibile nucleare esaurito. La delega comprende espressamente la disattivazione e lo smantellamento degli impianti esistenti e la gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile nucleare esaurito.
La questione si intreccia con quella, ancora aperta, del Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, previsto da anni ma non ancora realizzato perché nessuno dei luoghi individuato come «idoneo» si è dichiarato disposto a ospitare l’impianto. Anche per questo, dopo l’approvazione definitiva, uno dei temi più discussi resterà quello della gestione delle scorie.
“Il nucleare sostenibile attualmente non esiste. Quello disponibile oggi è pressocché lo stesso disponibile 15 anni fa – scrivono – quando venne bocciato (per la seconda volta) in un plebiscitario referendum popolare. Tra l’altro, il testo richiama la neutralità tecnologica all’interno delle tecnologie nucleari, ma continuano le associazioni, è una ulteriore mostruosità che lascia campo libero all’esecutivo e conferma come i richiami ai reattori modulari, oggi non disponibili commercialmente, siano solo un artificio retorico per far passare l’idea che “piccolo è più pulito”, quando tutte le analisi tecniche dicono esattamente il contrario: i piccoli reattori moltiplicano problemi (compresa produzione delle scorie) e costi, nonché i problemi di sicurezza. Il nucleare non risolve nessuno dei tanti problemi che oggi l’Italia ha di fronte, nel mezzo della seconda crisi energetica negli ultimi 4 anni.
Non assicura la rapida disponibilità di energia, visto che qualsiasi piano nucleare vedrebbe comunque tempi lunghi, come minimo 15 anni (come dimostra ad esempio esperienza francese di Flamanville), non assicura l’indipendenza energetica, visto che dipende da un combustibile (uranio) disponibile soprattutto in Paesi molto problematici (a iniziare dalla Russia, che ha la leadership mondiale), non assicura la sicurezza né per l’ambiente né per le persone, sia per la necessità di gestire le scorie che per la possibilità, purtroppo confermata più volte, di incidenti dalle conseguenze potenzialmente catastrofiche.
Nel DDL si riprende ex novo la gestione delle scorie derivanti dalle centrali nucleari chiuse nel 1987, quasi a coprire l’incapacità di gestire e decidere, pur avendo impegnato enormi risorse e avviato molti percorsi. Rispetto a 15 anni fa un elemento è cambiato, la situazione geopolitica: certamente oggi, ancor più di ieri, dotarsi di potenziali e rischiosissimi obiettivi sensibili disseminati sul territorio non appare affatto saggio.
Infine, il Ministro promette celerità nell’emanazione di una enorme quantità di provvedimenti delegati, visto che il settore è azzerato dal 1987: è lo stesso Ministro che invece non riesce ad assicurare l’utilizzo delle fonti rinnovabili sul territorio e che addirittura ha tagliato i fondi per i porti che servono all’eolico offshore. Se sul nucleare andasse veloce, sarebbe piuttosto sospetto, specie sapendo che solo un sistema basato su fonti rinnovabili, accumuli, efficienza energetica ed elettrificazione garantisce davvero indipendenza e sicurezza energetica”.

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