BARI - "Onorare tutte le vittime del terrorismo nel giorno in cui ricorre l'anniversario del barbaro assassinio di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse non è solo un dovere morale, ma l’occasione per il richiamo ai valori di unità e di rispetto che sono alla base della nostra convivenza civile e che devono essere sempre difesi".
Sono le parole pronunciate dal sindaco di Bari Vito Leccese nella mattinata di sabato 9 maggio 2026 in occasione della Giornata della memoria delle vittime del terrorismo, nel corso delle cerimonie commemorative per il 48° anniversario dell’omicidio di Aldo Moro, ucciso il 9 maggio 1978 dalle Brigate Rosse dopo una lunga prigionia.
La commemorazione, promossa e organizzata dal Comune di Bari in collaborazione con la Federazione dei Centri Studi "Aldo Moro" e con l’Università degli Studi di Bari "Aldo Moro", si è articolata in due distinti momenti: alle ore 10 la deposizione di una corona di alloro dinanzi al monumento commemorativo dello statista pugliese in piazza Moro e, successivamente, alle ore 11, la deposizione di una corona di alloro presso la lapide dedicata ad Aldo Moro e agli agenti della sua scorta, collocata sulla facciata di Palazzo di Città, in corso Vittorio Emanuele.
Alle iniziative hanno partecipato, tra gli altri, il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, il prefetto di Bari Francesco Russo, il questore di Bari Annino Gargano, l’assessore alla Legalità Nicola Grasso e il presidente della Federazione dei Centri Studi "Aldo Moro" Luigi Ferlicchia.
"È un modo per ricordare non solo Aldo Moro e il suo profilo di statista, docente universitario e figlio di questa terra, che ha dato un contributo straordinario alla nascita della nostra Repubblica. La Repubblica oggi deve molto non solo ad Aldo Moro e agli uomini della sua scorta, ma a tutti coloro che in quel momento hanno difeso i valori alla base della nostra Carta costituzionale. Una delle qualità umane di Aldo Moro era la temperanza, una virtù che purtroppo stiamo smarrendo e che soprattutto la politica sta perdendo di vista. Dovremmo invece ispirarci al valore della temperanza, dell’ascolto e della capacità di individuare punti di mediazione, perché solo attraverso la sintesi si può vivere e condividere autenticamente una vita di comunità. Oggi ricorre anche l’anniversario della morte di un altro martire della passione civile italiana e della lotta contro la criminalità organizzata e la mafia: Peppino Impastato, ucciso a Cinisi il 9 maggio del 1978. Ricordiamo dunque due figure che, con responsabilità e percorsi diversi, hanno dato un contributo fondamentale alla crescita civile e all’impegno politico del nostro Paese".

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