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Co.S.P.: Contratti fermi e tasse regionali, 'Gli aumenti vengono divorati dal caro vita e dalle addizionali Irpef'


ANTONIO SPERANZA
- Il Co.S.P. Coordinamento Sindacale Penitenziario torna a puntare il dito contro una situazione economica sempre più pesante per i poliziotti penitenziari e per le loro famiglie. Secondo il sindacato, mentre l’inflazione e il costo della vita continuano ad erodere il potere d’acquisto degli stipendi, alcune Regioni – tra cui la Puglia – starebbero aggravando ulteriormente la pressione fiscale sui lavoratori pubblici.

La prossima settimana, il 26 maggio, a Roma presso Palazzo Vidoni, Governo, tecnici e rappresentanze sindacali del comparto Difesa e Sicurezza torneranno al tavolo delle trattative per il rinnovo contrattuale delle Forze di polizia e del personale militare e civile. Dopo mesi di stallo, si annuncia un aumento medio lordo di circa 171,31 euro, in linea con quanto già previsto nel contratto collettivo nazionale del 2024.

Per il Co.S.P., però, il problema resta evidente: gli aumenti salariali rischiano di essere neutralizzati dalle addizionali Irpef regionali, creando forti disparità economiche tra lavoratori dello Stato a seconda della Regione di residenza.

Nel mirino del sindacato c’è in particolare la Puglia, dove il neo governatore avrebbe annunciato un incremento dell’aliquota regionale con un aggravio stimato tra 4,17 e 66,62 euro mensili. Una misura che, secondo il Co.S.P., potrebbe assorbire oltre un terzo degli aumenti contrattuali previsti per molti poliziotti penitenziari.

Il sindacato sottolinea inoltre che il caso pugliese non rappresenta un’eccezione isolata. Anche Regioni come Piemonte e Toscana applicano già aliquote considerate molto elevate. Da qui la richiesta di una riflessione economica nazionale più ampia e strutturata, capace di affrontare il tema del finanziamento sanitario regionale senza scaricare il peso fiscale sui redditi dei lavoratori pubblici.

Nella nota diffusa dal segretario generale nazionale del Co.S.P., Domenico Mastrulli, emerge una forte critica verso quella che viene definita una “schizofrenia europeista”, fatta di tasse, restrizioni internazionali, conflitti bellici e crescenti spese militari che finiscono per gravare direttamente sui cittadini e sulle famiglie italiane.

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