ANTONIO SPERANZA - C’è una strana mania di grandezza che alberga nei ministeri e si propaga, come un contagio burocratico, fino alle propaggini assolate della nostra regione: la smania di fare le cose in grande riducendo tutto all’osso. Si chiama, con un eufemismo che sa di tecnocrazia pura, "dimensionamento scolastico". Tradotto dal politichese corrente significa: tagliare, fondere, accorpare, svellere radici e trasformare le aule scolastiche in enormi transatlantici della formazione dove il capitano, povero dirigente scolastico novello Ulisse, rischia quotidianamente di naufragare tra scogli di carte bollate e segreterie sull'orlo di una crisi di nervi.
L’ultimo grido d’allarme, vibrato con la forza eccezionale di un fronte unitario che vede unite tutte le rappresentanze del settore — FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola RUA, ANP, SNALS Confsal, GILDA Unams, ANIEF e Dirigenti Scuola — fotografa impietosamente una realtà fatta di furia decisionale e tempi stretti come un corsetto d'altri tempi. La richiesta rivolta alla Regione Puglia è semplice, quasi disarmante nella sua ragionevolezza: un anno di moratoria. Fermate le macchine. Rinviatene il dibattito e ogni intervento di riorganizzazione all'anno scolastico 2028/2029.
Perché tanta fretta? Ci si domanda. Forse che i banchi di scuola siano deperibili come il pesce fresco? La risposta risiede in un percorso che le organizzazioni sindacali denunciano come privo di concertazione reale, calato dall’alto, sordo alle comunità locali e portatore sano di clamorose disparità di trattamento. Basti guardare ai numeri, che in terra di Puglia assumono i contorni del paradosso geometrico: a Foggia e a Trani si creano istituti mostruosi, rispettivamente con oltre 1.410 e 1.370 alunni, numeri che sbeffeggiano platealmente persino quel limite di 1.200 allievi stabilito dalle stesse indicazioni regionali. Altrove, come nel clamoroso caso del Comune di Bitonto, si assiste al trionfo del caos con il mancato rispetto dei termini da parte degli enti locali.
E intanto, mentre i palazzi della politica giocano a Risiko con le autonomie scolastiche, la demografia piange il morto: dodici mila studenti in meno ogni santo anno a causa di un inverno demografico che morde i polpacci alla nostra società. Di fronte a questa emorragia di culle, la ricetta dei geni della lampada della programmazione regionale quale sarebbe? Semplice: chiudere, fondere, tagliare e stravolgere.
Mentre l’Europa ci guarda e ci finanzia, noi riusciamo nell’impresa di mettere a repentaglio la continuità didattica e amministrativa, la gestione dei fondi europei, gli organici del personale e le graduatorie interne. Particolarmente grave la situazione della provincia di Foggia, per la quale le sigle sindacali chiedono di mantenere l'assetto attualmente in vigore nell'anno 2026/2027, evitando che il rinvio consolidi le storture introdotte dalla delibera regionale n. 974 del luglio 2026.
I sindacati propongono un’inversione di rotta degna di un Paese civile: investire anziché sottrarre, potenziare il sistema zero-sei anni, allargare il tempo scuola e ridurre finalmente quel numero di alunni per classe che rende le nostre aule simili a carri bestiame.
Il messaggio firmato unanime dai segretari regionali (E. Falco per FLC CGIL, G. Guido per CISL Scuola, G. Verga per UIL Scuola RUA, R. Romito per ANP, V. Masciale per SNALS Confsal, A. Frascella per GILDA Unams, P. Spinelli per ANIEF e P. Annese per Dirigenti Scuola) suona come un memento mori per chi governa: la scuola pugliese non è una caserma né un bilancio da pareggiare a colpi di accetta. Ha bisogno di stabilità, di programmazione, di risorse e di un confronto autentico con la Regione. Se le istituzioni hanno a cuore il futuro dei propri ragazzi, facciano un passo indietro prima che la campanella suoni, inesorabile, la fine di ogni speranza formativa.

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