Rapporto Banca Ifis: la Puglia vale il 4,3% del PIL nazionale. Agroalimentare e Tecnologia guidano la crescita del sistema produttivo regionale; nel 2026, investimenti in aumento per il 22% delle imprese. Cresce l’adozione di sistemi di Intelligenza Artificiale per la produzione; aumenta l’interesse per la crescita straordinaria: il 59% delle aziende guarda a M&A e partnership.
BARI – La Puglia genera il 4,3% del PIL nazionale grazie ad un tessuto produttivo fatto di piccole e medie imprese molto attive anche sul fronte dell’export. Nonostante il tasso di occupazione regionale (51%) sia inferiore alla media nazionale (62,5%), la Regione mostra un profilo di crescita dei ricavi superiore alla media italiana, dimostrandosi tra le aree più dinamiche del Mezzogiorno. Questa dinamicità si riflette anche nello sviluppo tecnologico, come dimostrato dal fatto che ben il 47% delle aziende pugliesi utilizza o sta introducendo soluzioni di Intelligenza Artificiale. Sono queste le principali evidenze del “Market Watch PMI – Puglia", lo studio realizzato da Banca Ifis per analizzare le dinamiche di sviluppo delle imprese pugliesi presentato oggi a Bari.
“Le PMI pugliesi mostrano una crescente consapevolezza dell'importanza della dimensione aziendale per competere in mercati sempre più complessi. Sempre più imprese guardano a operazioni straordinarie, partnership strategiche e capitale esterno come leve per accelerare gli investimenti, acquisire competenze e rafforzare il proprio posizionamento sul mercato. È un segnale di evoluzione importante per un tessuto produttivo tradizionalmente caratterizzato da una forte presenza di aziende familiari e che oggi mostra una crescente disponibilità a valutare nuove forme di sviluppo e consolidamento.", dichiara Angelo Rizzotto, Responsabile Commercial Banking Area Sud.
L'economia della Puglia tra crescita dei ricavi e investimenti
Dall'analisi di Banca Ifis emerge la fotografia di un sistema produttivo regionale dinamico, che combina comparti tradizionali e filiere di eccellenza, dall'Agroalimentare all'Aerospazio fino alla Meccanica, beneficiando anche della posizione strategica nel Mediterraneo e della crescente attrattività turistica.
Negli ultimi tre anni il tessuto imprenditoriale regionale ha mostrato una capacità di tenuta superiore alla media nazionale: tra il 2023 e il 2025 i ricavi delle imprese pugliesi sono cresciuti a un tasso medio annuo dell'1,1%, a fronte del calo registrato a livello nazionale (-0,9%). Le prospettive per il 2026 indicano un ulteriore rafforzamento di questa dinamica, con una crescita dell'1,5% dei ricavi e del 2,7% della redditività. La dinamica resta differenziata tra i settori: Agroalimentare e Tecnologia mostrano le prospettive più favorevoli, mentre Sistema Casa e Real Estate sono gli unici comparti per i quali si prevede una flessione congiunta di fatturato e margini. Il mercato domestico e gli elevati costi energetici e delle materie prime restano i principali fattori in grado di condizionare l’attività delle PMI.
La propensione a investire continua a rappresentare uno dei principali punti di forza delle imprese pugliesi che pur mantenendo un approccio prudente sui volumi di spesa, ampliano gli ambiti di intervento. Relativamente al 2026, il 64% prevede investimenti stabili e il 22% un aumento. Rispetto all’anno precedente, cresce in tutte le aree analizzate la quota di imprese che adotta o programma iniziative specifiche, dal processo produttivo alla digitalizzazione, dalle politiche commerciali alle competenze e alla logistica.
Il processo produttivo e la sostenibilità restano le principali direttrici: il 73% delle PMI investe o programma investimenti in macchinari e attrezzature, mentre il 72% è attivo in ambito sostenibilità. Tra le imprese che investono su questo fronte, il 74% prevede interventi sulla transizione verso le energie rinnovabili, il 70% sulla riduzione e sul riciclo dei rifiuti e il 65% sull’efficientamento energetico.
La sostenibilità assume inoltre un peso crescente nella selezione della filiera: un’impresa su tre dichiara di non accettare fornitori privi di politiche ESG, rispetto al 22% rilevato nel 2023.
Cloud e Intelligenza Artificiale accelerano la trasformazione
Le tecnologie digitali acquistano centralità nelle strategie delle imprese pugliesi. La diffusione delle tecnologie emergenti è in crescita, pur mantenendo in alcuni ambiti un divario rispetto alla media nazionale: il 68% delle PMI utilizza o sta adottando soluzioni Cloud, mentre il 47% è già operativo o in fase di adozione dell’Intelligenza Artificiale. Rispetto al 2025, l’adozione cresce in tutte le categorie di tecnologie emergenti analizzate.
L’IA trova applicazione lungo l’intera catena del valore. Sul fronte interno viene impiegata soprattutto nei sistemi di controllo qualità, nell’automazione dei processi produttivi e nella gestione della supply chain; verso il mercato, le principali applicazioni riguardano comunicazione e marketing, ricerca di nuovi clienti e ottimizzazione dei prezzi.
Le imprese attribuiscono all’IA benefici economici concreti, stimando in media un incremento del fatturato del 5%, una riduzione dei costi operativi del 6% e una crescita della redditività del 7%. La Moda è il comparto che prevede gli impatti più elevati, con attese di aumento del fatturato del 12% e della redditività del 10%.
Export: un potenziale di sviluppo ancora da esprimere
La Puglia contribuisce per il 2% alle esportazioni italiane, un peso ancora contenuto rispetto alla dimensione dell’economia regionale. La propensione internazionale delle imprese indica però margini di crescita rilevanti: il 49% delle PMI esporta, quattro punti percentuali in più rispetto alla media nazionale.
Nel 2025 le esportazioni pugliesi sono tornate a crescere, con un incremento del 2,6% rispetto all’anno precedente. La ripresa è stata sostenuta soprattutto da apparecchi elettrici e macchinari, mentre alcuni comparti tradizionali hanno continuato a mostrare maggiore debolezza. La spinta verso l’estero è destinata a proseguire: il 16,3% delle PMI già esportatrici prevede di entrare in nuovi mercati o aumentare le vendite internazionali nel prossimo triennio, mentre il 3,7% delle aziende oggi non esportatrici valuta il primo ingresso all’estero.
La liquidità delle imprese pugliesi
Sul fronte finanziario, le imprese pugliesi affrontano questa fase partendo da condizioni complessivamente solide: l'87% delle PMI prevede una liquidità stabile o in miglioramento, una quota superiore alla media nazionale di 9 punti percentuali. Una solidità che alimenta anche le ambizioni di crescita delle aziende del territorio. Il 41% delle PMI pugliesi si colloca infatti in una fase di crescita o sviluppo accelerato e quasi sei imprese su dieci valutano operazioni straordinarie nei prossimi tre-cinque anni, un’incidenza ben superiore al 39% rilevato a livello nazionale. Per sostenere questi percorsi, le imprese guardano principalmente alla finanza agevolata, seguita dal credito bancario e dall'equity. Particolarmente significativo il dato relativo all'apertura del capitale: tra le aziende che considerano il ricorso a innesti di equity per finanziare la crescita, il 64% si dichiara disponibile all’ingresso di soggetti terzi nella compagine societaria, una quota superiore sia alla media italiana sia a quella lombarda e che conferma una crescente propensione delle PMI pugliesi a utilizzare nuovi strumenti per sostenere crescita, investimenti e competitività.
I numeri chiave della Puglia
- Quota di PIL regionale: 4,3% del totale nazionale
- Quota export sul totale Italia (2025): 2%
- PMI esportatrici: 49% (+4 p.p. rispetto alla media italiana)
- Investimenti in aumento nel 2026: 22% delle PMI
- Adozione Cloud già attiva o in avvio: 68% delle imprese
- PMI operative o in avvio su IA: 47%
- PMI in fase di crescita o sviluppo accelerato: 41%
- PMI che valutano operazioni straordinarie: 59%

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