Lunedì 28 settembre nella Sala Convegni della Banca di Credito Cooperativo di Ostuni l’incontro promosso dalle Comunità Amiche delle Persone con Demenza di Ostuni e Cellino San Marco e da Salento Alzheimer. Don Michele Caputo affronterà gli interrogativi morali e spirituali legati alla malattia, con la moderazione della neurologa Antonella Vasquez e le conclusioni dell’Arcivescovo Giovanni Intini
Che cosa significa prendersi cura di una persona con Alzheimer quando, accanto alle difficoltà quotidiane della malattia, emergono domande sulla fragilità, sulla dipendenza dagli altri e sul significato stesso dell’accompagnamento? A questi interrogativi sarà dedicato l’incontro in programma lunedì 28 settembre alle ore 18.30 nella Sala Convegni della Banca di Credito Cooperativo di Ostuni, in Largo Mons. Italo Pignatelli 2.
Il titolo scelto, “Quando la vicinanza umana e spirituale all’ammalato di Alzheimer rende ancora più difficile la comprensione e l’accettazione della demenza”, racchiude il senso di un appuntamento che vuole portare l’attenzione sulla persona oltre la diagnosi e, contemporaneamente, su chi ogni giorno le sta accanto.
L’iniziativa è promossa dalle Comunità Amiche delle Persone con Demenza di Ostuni e Cellino San Marco e dall’associazione Salento Alzheimer, con il sostegno dell’Arcidiocesi di Brindisi-Ostuni e della Banca di Credito Cooperativo di Ostuni.
Quando la malattia interroga anche chi assiste
La riflessione teologico-morale sarà affidata a don Michele Caputo, presbitero e docente di Teologia Morale. Il punto di partenza saranno alcune delle domande che possono accompagnare il lungo percorso di assistenza a una persona affetta da demenza.
Cosa accadrebbe se un giorno fossimo noi ad avere bisogno dell’aiuto degli altri? Come cambierebbe la nostra esistenza? Come vivremmo la perdita di autonomia e la consapevolezza che una parte importante dell’assistenza ricadrebbe sulla nostra famiglia?
Interrogativi che acquistano una dimensione concreta per i caregiver, chiamati spesso ad affrontare percorsi assistenziali molto lunghi nei quali alla fatica fisica e organizzativa si affiancano emozioni, paure e domande personali.
L’obiettivo dell’appuntamento sarà proprio creare uno spazio di confronto nel quale cura, medicina, etica e spiritualità possano dialogare, senza ridurre l’esperienza dell’Alzheimer alla sua sola dimensione clinica.
Medicina e teologia nello stesso confronto
A moderare l’incontro sarà la dott.ssa Antonella Vasquez, neurologa impegnata sul fronte dell’Alzheimer e dei disturbi cognitivi nel territorio salentino.
La presenza della specialista consentirà di affiancare alla riflessione teologico-morale l’esperienza maturata nell'ambito neurologico, affrontando le diverse implicazioni della demenza: dalla dignità della persona ammalata alle relazioni familiari, fino alle difficoltà di chi assume quotidianamente il compito della cura.
Uno degli aspetti centrali sarà infatti la condizione del caregiver. Prendersi cura di chi progressivamente perde alcune delle proprie autonomie richiede tempo ed energie, ma rende necessario anche costruire attorno alle famiglie una rete di ascolto, sostegno e vicinanza.
La vicinanza alla persona fragile
Le conclusioni saranno affidate a S.E. Rev.ma Mons. Giovanni Intini, Arcivescovo di Brindisi-Ostuni, che offrirà il proprio contributo alla riflessione sul valore della vicinanza alla persona ammalata e sulla dimensione umana e spirituale dell’accompagnamento.
Il tema si inserisce nel percorso delle Comunità Amiche delle Persone con Demenza di Ostuni e Cellino San Marco e di Salento Alzheimer, orientato alla costruzione di realtà territoriali capaci non soltanto di conoscere maggiormente le demenze, ma anche di accogliere le persone che ne sono affette e sostenere le loro famiglie.
La BCC Ostuni apre i suoi spazi alla comunità
Con il sostegno all’iniziativa e la disponibilità della propria Sala Convegni, la Banca di Credito Cooperativo di Ostuni conferma l’attenzione verso tematiche che interessano direttamente la comunità, dalla salute alla fragilità, fino all’inclusione sociale.
L’incontro di lunedì 28 settembre vuole così diventare un’occasione per interrogarsi non soltanto sull’Alzheimer, ma sul modo in cui una comunità sceglie di accompagnare la fragilità: riconoscendo, anche quando la malattia modifica profondamente la quotidianità, il valore e la dignità della persona.

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