ANTONIO SPERANZA - La Procura Generale presso la Corte d’Appello di Milano ha richiesto il rigetto della seconda istanza di sospensione presentata da Ilva e Acciaierie d’Italia.
Questa riguarda il decreto del 27 luglio che prevede la chiusura, entro 90 giorni, dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto a causa della sua pericolosità per l’ambiente e la salute pubblica. Già il 3 settembre, la Procura si era opposta alla prima richiesta delle due società, successivamente respinta dalla Corte l’11 settembre. Ora, Ilva e Acciaierie hanno ripresentato la loro istanza in previsione dell’udienza a Milano del 30 settembre, nonché del pronunciamento della Corte di Cassazione, Sezioni Unite Civili. Quest’ultima ha programmato un’udienza per il 20 ottobre al fine di valutare i ricorsi straordinari promossi da Ilva e Acciaierie contro la decisione di chiusura emessa dalla Corte d’Appello di Milano a luglio. Angelo Renna, sostituto del procuratore generale, nel suo parere non vincolante per la Corte d’Appello, ha chiesto che "la Corte dichiari, principalmente, inammissibile il ricorso per mancanza dei requisiti legali e di interesse, e comunque lo rigetti nel merito".
Gli argomenti posti dai legali
A fondamento della loro nuova istanza, i legali dell’ex Ilva hanno richiamato due elementi principali. Il primo verte sull’udienza cruciale delle Sezioni Unite della Cassazione, fissata per il 20 ottobre 2026.
In quella sede, la Cassazione dovrà pronunciarsi sulla legittimità della decisione dei giudici milanesi relativa al blocco degli altiforni entro la fine di ottobre. La strategia difensiva punta ad ottenere, quantomeno, che l’esecuzione del provvedimento di spegnimento sia sospesa in attesa della pronuncia definitiva della Suprema Corte.
Il secondo elemento sollevato dalla difesa riguarda la memoria con cui il sostituto procuratore generale Renna aveva espresso un parere negativo sulla prima proposta di sospensiva, quella che era stata respinta l’11 settembre 2026. Gli avvocati dell’ex Ilva sostengono che tale memoria non sarebbe stata loro regolarmente trasmessa.
Il procedimento civile sull'ex Ilva si svolge a Milano perché è radicato davanti alla Sezione Specializzata in Materia di Impresa del Tribunale di Milano, competente territorialmente in base alla sede legale delle società coinvolte nella gestione e nell'amministrazione straordinaria dell'azienda (come Acciaierie d'Italia). Si tratta della prima class action inibitoria in materia ambientale promossa da un gruppo di cittadini e residenti di Taranto per la tutela della salute. Il Tribunale e la Corte d'Appello di Milano hanno ordinato la sospensione delle attività dell'area a caldo dello stabilimento di Taranto per rischio sanitario e presenza di amianto, stabilendo la prevalenza del diritto alla salute su quello d'impresa. La questione della competenza del giudice ordinario milanese rispetto a quello amministrativo o di altre sedi è stata oggetto di ricorsi e discussioni, con un passaggio chiave atteso davanti alla Corte di Cassazione.

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