“Ancora una volta il rinnovo del contratto del comparto Difesa e Sicurezza è stato fatto senza le risorse economiche necessarie. Gli aumenti previsti sono inferiori all’inflazione e resta irrisolta anche la richiesta delle Forze dell’Ordine di una previdenza dedicata. Il precedente contratto aveva riconosciuto solo un 6% in più a fronte di un’inflazione del 17%, quasi il triplo. Il Governo aveva promesso di recuperare, ma ha ripetuto lo stesso errore: un rinnovo che non tutela il potere d’acquisto di chi lavora nella sicurezza. Il risultato è che, durante il Governo Meloni, lavoratrici e lavoratori del comparto hanno perso e perderanno migliaia di euro di valore reale degli stipendi. Anche la previdenza dedicata è rimasta ferma per mancanza di risorse, con il rischio di una generazione di agenti destinata a pensioni sempre più povere. Come PD avevamo denunciato l’inadeguatezza del precedente contratto, sostenendo le proteste dei sindacati di categoria, e lo facciamo anche oggi. Il fatto che manchi la firma di molti sindacati rappresentativi del comparto Difesa e Sicurezza dovrebbe far riflettere il Governo, che invece preferisce fare propaganda e chiudere rapidamente la pratica. Con questo contratto si fa meno del necessario: ci sono più promesse che risorse. Per dimostrare attenzione alle donne e agli uomini in divisa servono aumenti adeguati in busta paga, straordinari pagati subito, previdenza dedicata e più personale effettivo sul territorio. Il resto sono solo parole e propaganda, che non cambiano la vita di chi ogni giorno si sacrifica per la sicurezza delle italiane e degli italiani”.
Così il responsabile nazionale Sicurezza del Pd, il deputato democratico Matteo Mauri.

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