"Il disegno di legge delega sul nucleare approda alla Camera tra annunci ambiziosi e grandi promesse. Peccato che, dietro gli slogan, restino irrisolte tutte le questioni fondamentali: costi, gestione delle scorie, sostenibilità industriale e tempi di realizzazione. Le risorse stanziate parlano da sole: 60 milioni di euro per il settore e 7,5 milioni per la comunicazione. Viene quasi da pensare che, al momento, sia più finanziata la narrazione del nucleare che il nucleare stesso. Nel frattempo il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi continua a essere un capitolo incompiuto, mentre una parte delle scorie italiane resta all'estero con costi che sfiorano i 230 milioni di euro l'anno. A questo si aggiunge la scelta di puntare sugli Small Modular Reactors, tecnologie ancora lontane da una diffusione commerciale e circondate da molte incertezze economiche e industriali" è quanto dichiara Marco Simiani, capogruppo Pd in Commissione Ambiente di Montecitorio.
"Poi arriva Bruxelles e il quadro si chiarisce. La Commissione europea concede flessibilità all'Italia per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e accelerare gli investimenti in energie rinnovabili, reti e sicurezza energetica. In altre parole, esattamente ciò che da anni sosteniamo e che la destra ha osteggiato. Dopo tanta fatica, tante conferenze e tante dichiarazioni sul ritorno del nucleare, si torna serenamente al punto di partenza: investire nelle rinnovabili. Con un piccolo dettaglio: la Commissione ha anche bocciato la strategia sulle accise, richiamato il Governo sui conti pubblici e segnalato ritardi su salari, sanità e attuazione del PNRR. Ma evidentemente basta definire tutto questo una 'vittoria' perché il problema scompaia. L'Italia ha bisogno di una politica energetica seria, europea e fondata su investimenti concreti. Meno propaganda energetica e più scelte capaci di garantire sicurezza, sostenibilità e competitività" conclude.

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