Carenza di personale, pensionamenti e dimissioni: appello al Governo per l'assunzione di tutti gli idonei
ANTONIO SPERANZA - Si torna a parlare dell'emergenza organici nella Polizia Penitenziaria. In relazione al concorso pubblico bandito con decreto dirigenziale del 12 febbraio 2026 per il reclutamento di 3.550 allievi agenti, è stata avanzata una richiesta formale di ampliamento delle assunzioni attraverso lo scorrimento delle graduatorie nazionali maschili e femminili.
L'obiettivo è quello di compensare le continue uscite dal Corpo dovute a pensionamenti, riforme, dimissioni e transiti verso altre amministrazioni dello Stato, fenomeni che negli ultimi anni hanno inciso in maniera significativa sulla consistenza degli organici.
Secondo quanto evidenziato nella richiesta indirizzata al Sottosegretario alla Giustizia e al Ministro della Giustizia Carlo Nordio, il sistema penitenziario italiano continua a vivere una situazione particolarmente critica. Il sovraffollamento delle carceri avrebbe ormai raggiunto quota 65.000 detenuti a fronte di circa 44.000 posti disponibili, aggravando ulteriormente le condizioni operative del personale.
A pesare è soprattutto la carenza di agenti. Viene infatti stimata una diminuzione di circa 22.000 unità rispetto alle dotazioni organiche originarie, mentre negli anni sono aumentati i compiti affidati al Corpo. Oltre alla vigilanza negli oltre 225 istituti penitenziari per adulti e minori, gli agenti sono impiegati nei servizi di traduzione e piantonamento dei detenuti, nelle scorte, negli arresti domiciliari, nelle attività del GOM, del Nucleo Investigativo Centrale, delle centrali operative, dei servizi navali, a cavallo, stradali e aeroportuali.
Particolare attenzione viene posta anche alle condizioni di lavoro del personale, spesso costretto a sostenere turni prolungati di 8, 10 o addirittura 16 ore consecutive per garantire la sicurezza degli istituti e la continuità dei servizi.
Nel documento si sottolinea inoltre come, negli ultimi cinque anni, per ogni concorso bandito oltre mille agenti abbiano lasciato l'Amministrazione Penitenziaria, scegliendo altri Corpi di polizia o le Forze armate. Un fenomeno che, sommato ai pensionamenti, alle riforme per motivi di salute, alle destituzioni e alle sospensioni disciplinari, riduce significativamente l'efficacia delle nuove assunzioni.
Pur riconoscendo al Governo il merito di aver ripreso a bandire concorsi con cadenza annuale, viene evidenziato come una quota rilevante dei vincitori e degli assunti abbandoni successivamente il Corpo, rendendo necessario un ulteriore intervento strutturale.
Per questo motivo si chiede che il concorso attualmente in corso, che prevede 3.550 posti complessivi e le cui prove fisiche dovrebbero concludersi entro il prossimo mese di luglio, possa essere oggetto di una valutazione politica e amministrativa finalizzata all'ampliamento delle assunzioni e allo scorrimento delle graduatorie fino al raggiungimento di tutti i candidati risultati idonei.
La proposta punta a consentire l'assorbimento di un numero maggiore di concorrenti, rafforzando così gli organici della Polizia Penitenziaria e garantendo una risposta più efficace alle crescenti esigenze del sistema carcerario italiano.
L'auspicio espresso dai promotori dell'iniziativa è che il Ministero della Giustizia possa valutare in tempi rapidi uno scorrimento delle graduatorie vigenti, con particolare riferimento a quelle del concorso attualmente in fase di svolgimento, consentendo l'assunzione del maggior numero possibile di candidati idonei per far fronte alla cronica carenza di personale che interessa il Corpo.

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