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Appello per Domenico Centrone: il DIRIUM e il sindaco di Bari chiedono la liberazione degli attivisti detenuti in Libia


ANTONIO SPERANZA
- Cresce la preoccupazione per la sorte degli attivisti del convoglio umanitario Global Sumud Flotilla, fermati e arrestati in Libia mentre erano impegnati in una missione di sostegno alla popolazione di Gaza. Tra le persone detenute a Bengasi figura anche il professor Domenico Centrone, docente a contratto del Corso di laurea DAMS dell’Università degli Studi di Bari.

Il Dipartimento di Ricerca e Innovazione Umanistica (DIRIUM) ha diffuso un comunicato ufficiale nel quale esprime forte apprensione per le condizioni dei detenuti, sottolineando come la loro situazione sia ancora segnata da pericolo, sofferenza e incertezza.

Richiamandosi alla mozione approvata il 28 maggio 2026 dal Senato Accademico dell’Università di Bari, il Dipartimento ha ribadito la necessità di un intervento deciso da parte delle istituzioni e delle autorità diplomatiche coinvolte. Nel documento viene chiesto che venga fatta al più presto piena chiarezza sulla condizione di Domenico Centrone e degli altri membri della missione, mentre si condannano con fermezza le presunte violazioni dei diritti umani subite dagli attivisti.

Il DIRIUM ha inoltre lanciato un appello per l’immediata liberazione e il rimpatrio delle persone detenute, manifestando vicinanza alla famiglia del docente, ai suoi affetti e a tutta la comunità accademica che ne ha condiviso il percorso umano, didattico e di ricerca.

Alla richiesta di liberazione si è unito anche il sindaco di Bari, Vito Leccese, che ha rinnovato il proprio appello per Domenico Centrone e Dina Alberizia, entrambi trattenuti in Libia da circa due settimane insieme agli altri componenti della missione umanitaria Global Sumud Convoy, diretta verso Gaza e fermata in un’area del Paese nordafricano al confine con l’Egitto.

Domenico Centrone, 36 anni, è originario di Molfetta, mentre Dina Alberizia, 67 anni, è originaria della provincia di Foggia e vive da tempo nell’Astigiano. La loro vicenda continua a mobilitare istituzioni, associazioni e cittadini, che chiedono una rapida soluzione diplomatica e il ritorno in sicurezza di tutti i volontari coinvolti.

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