Dal 1966 a oggi, il racconto di una visione che ha trasformato la storica fattoria di Castelnuovo Berardenga in uno dei riferimenti del Sangiovese italiano, attraverso vini simbolo capaci di interpretare con autenticità questo angolo classico della Toscana.
CASTELNUOVO BERARDENGA (SI) - Ci sono luoghi in cui il vino nasce come espressione diretta del paesaggio, del tempo e delle persone che lo attraversano. Fèlsina è uno di questi. Nel 2026 ricorrono sessant’anni dalla nascita della Fèlsina contemporanea, da quando la storica fattoria di Castelnuovo Berardenga entrò a far parte della famiglia Poggiali, dando inizio a un percorso destinato a segnare profondamente il racconto del Sangiovese nel Chianti Classico. Cade inoltre il quarantennale dalla prima annata dei vini Rancia e Fontalloro - nati nel 1983 e quest’anno presentati nell’annata 2023 - divenuti nel tempo due interpretazioni emblematiche del vitigno, capaci di accompagnarne l’evoluzione, mantenendo sempre un legame profondo con il territorio di origine.
La storia moderna di Fèlsina inizia negli anni Sessanta, quando Domenico Poggiali acquista la storica fattoria situata nel punto più meridionale del Chianti Classico. Un luogo dalla storia antica, dal nome di origine etrusca che evocava un “luogo di accoglienza”, da sempre legata all’agricoltura, all’accoglienza e alla cultura del paesaggio toscano. Nel corso dei secoli Fèlsina ha mantenuto intatto il proprio legame con la terra e con la vocazione agricola di questo territorio. Qui, tra le ultime colline del Chianti e l’apertura delle Crete Senesi, il paesaggio cambia continuamente: galestro, alberese, argille e sedimenti marini convivono in un mosaico di suoli reso unico da luce intensa e costante ventilazione. Una complessità naturale che negli anni è diventata uno dei tratti distintivi dei vini di Fèlsina.
Nel 1966, in un momento delicato per la viticoltura italiana, la famiglia Poggiali sceglie di investire sul territorio e soprattutto sul Sangiovese, intuendone il potenziale espressivo proprio in questa parte di Toscana. Negli anni successivi, Domenico e il figlio Giuseppe investono nell’acquisizione di nuovi ettari e tecnologie, trasformando Fèlsina in una moderna azienda vitivinicola. Accanto a loro ci sono Giuseppe Mazzocolin e l’enologo Franco Bernabei, protagonisti di un importante lavoro di valorizzazione dei vigneti attraverso selezioni massali e vinificazioni di microzona.
È da questa visione condivisa che nel 1983 nascono due vini destinati a segnare il percorso di Fèlsina, Rancia e Fontalloro, che raccontano una visione precisa: interpretare il Sangiovese in purezza lasciando che siano il territorio e il tempo a definirne il carattere. Oggi questo percorso continua sotto la guida di Giovanni Poggiali, mantenendo al centro autenticità, ricerca e identità territoriale.
Rancia nasce dall’omonimo podere storico, da vigneti collocati tra i 370 e i 390 metri di altitudine su terreni calcarei particolarmente vocati. È un vino che nel tempo ha costruito la propria riconoscibilità attraverso eleganza, profondità e capacità evolutiva, diventando una delle interpretazioni più autorevoli del Sangiovese di Castelnuovo Berardenga.
Sempre nel 1983 prende vita Fontalloro, frutto dell’unione di vigneti situati dentro e fuori il Chianti Classico. Un vino che racconta il territorio di confine di Fèlsina attraverso suoli e paesaggi differenti, mantenendo il Sangiovese come filo conduttore. Struttura, freschezza e tensione trovano qui un equilibrio distintivo che negli anni ha reso Fontalloro una delle etichette italiane più identitarie a livello internazionale.
Oggi Fèlsina mantiene intatto l’approccio agricolo della storica fattoria toscana. Ai vigneti si affiancano oliveti, boschi, seminativi e attività legate alla biodiversità del territorio. Dal 2015 l’azienda è certificata biologica, con un’attenzione costante alla fertilità naturale dei suoli e all’equilibrio dell’ecosistema.
Sessant’anni dopo l’arrivo della famiglia Poggiali e quarant’anni dopo la prima vendemmia di Rancia e Fontalloro, Fèlsina continua a raccontare il Sangiovese attraverso una visione coerente, profondamente legata a Castelnuovo Berardenga e alla capacità del vino di custodire, nel tempo, la memoria di un luogo.

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