DOTT. FRANCESCO LONGOBARDI (Presidente di MEDEA OdV – Ente Non Governativo alla Camera dei Deputati) - Il fenomeno dei suicidi e dei tentativi di suicidio tra gli adolescenti e i giovani adulti rappresenta una delle sfide sociali, psicologiche e sanitarie più urgenti della nostra epoca. La transizione dall'infanzia all'età adulta, un tempo fisiologicamente segnata da fisiologiche inquietudini, si è trasformata negli ultimi anni in un terreno fragile, in cui la pressione sociale, l'isolamento e la frammentazione relazionale accelerano dinamiche di profonda sofferenza emotiva.
Per arginare quella che appare come una vera e propria escalation, l’azione delle istituzioni, del Terzo Settore e delle famiglie deve integrarsi all'interno di una rete sistemica di prevenzione e supporto.
Per un'Analisi delle Cause e delle Dinamiche
La sofferenza giovanile risponde raramente a un singolo fattore scatenante; al contrario, è l'esito di una stratificazione di condizioni personali, familiari e sociali.
Pressione da prestazione ed esposizione mediatica: L'ambiente digitale e la cultura dell'iper-competitività espongono i ragazzi a modelli di successo irrealistici. La paura del fallimento e del giudizio altrui alimenta sentimenti di inadeguatezza.
Isolamento e cyberbullismo: La vita relazionale si è in gran parte trasferita sulle piattaforme digitali, dove fenomeni come il cyberbullismo, il body shaming e il rifiuto sociale amplificano l'angoscia e il senso di solitudine.
Mancanza di alfabetizzazione emotiva: Molti giovani non dispongono degli strumenti emotivi e cognitivi necessari per rielaborare la frustrazione, la rabbia o il dolore, traducendo lo sconforto in condotte autolesive o in gesti estremi.
Le Linee Strategiche per la Prevenzione e il Contrasto
Contro l'escalation dei suicidi giovanili occorre passare da un approccio puramente emergenziale a una strategia di prevenzione primaria e secondaria, articolata su tre pilastri fondamentali:
1. Il Ruolo della Scuola e dell'Educazione Emotiva
La scuola non è soltanto luogo di istruzione, ma il principale presidio di socializzazione.
Sportelli di ascolto e consulenza psicologica: Rendere strutturale la presenza di professionisti della salute mentale nelle scuole di ogni ordine e grado per intercettare precocemente i segnali di disagio.
Percorsi di alfabetizzazione affettiva: Introdurre programmi scolastici dedicati alla gestione dello stress, dell'empatia e della resilienza emotiva.
2. Il Supporto alla Famiglia e la Rete Territoriale
La famiglia è il primo luogo d'osservazione, ma spesso si trova priva di risorse fronte al silenzio dei figli.
Formazione per i genitori: Promuovere incontri formativi per aiutare le famiglie a riconoscere i "campanelli d'allarme" (cambiamenti improvvisi del comportamento, ritiro sociale, calo del rendimento scolastico, alterazioni del ritmo sonno-veglia).
Integrazione dei servizi territoriali: Rafforzare i Servizi Neuropsichiatrici dell'Infanzia e dell'Adolescenza (NPIA) e le Unità di Crisi sul territorio per garantire interventi tempestivi e gratuiti.
3. Presidio Digitale e Sensibilizzazione dei Media
Responsabilità delle piattaforme: Collaborare con i gestori delle piattaforme digitali per rilevare contenuti a rischio ed eliminare materiali che istigano al suicidio o all'autolesionismo.
Linee guida per la comunicazione: Applicare rigorosamente i criteri di informazione responsabile forniti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per evitare fenomeni di emulazione (effetto Werther).
Una Responsabilità Condivisa
La lotta contro il suicidio giovanile non ammette delega o indifferenza. Salvare anche una sola vita richiede il contributo di educatori, psicologi, istituzioni e famiglie, uniti nel costruire una comunità capace di ascoltare senza giudicare e di offrire speranza e sostegno quando il peso del presente sembra insostenibile.

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