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Audizione Silp Cgil al Senato: 'Altro provvedimento securitario. Più compiti alla polizia, meno agenti in strada'


Ddl 1990 su sicurezza e disagio giovanile, audizione Silp Cgil al Senato. "Altro provvedimento securitario. Più compiti alla polizia, meno agenti in strada"

ANTONIO SPERANZA - ROMA – La segreteria nazionale del sindacato di polizia Silp Cgil è stata audita oggi presso la 1ª Commissione Affari Costituzionali del Senato nell’ambito dell’iter di approvazione del Ddl 1990, recante disposizioni in materia di sicurezza pubblica e prevenzione del disagio giovanile. Nel corso dell'audizione, il sindacato di polizia della Cgil ha consegnato una circostanziata memoria di analisi esprimendo forte contrarietà rispetto all'impostazione generale del provvedimento e denunciando un pesante paradosso organizzativo che danneggia sia i lavoratori della Polizia di Stato che i cittadini.

"Siamo di fronte all'ennesimo provvedimento securitario e propagandistico che va in una direzione esattamente opposta rispetto alle reali esigenze di sicurezza dei cittadini - dichiara il segretario generale del Silp Cgil, Pietro Colapietro -. Si affronta un tema complesso e delicato come il disagio giovanile scaricandolo interamente sull'ordine pubblico e sulle spalle degli operatori di polizia. Non si può chiedere alle lavoratrici e ai lavoratori in divisa di sostituirsi alle scuole, ai servizi sociali, alle politiche abitative, territoriali e di inclusione. Il disagio sociale e le forme di aggregazione giovanile non possono essere trattati esclusivamente come un problema di repressione o prevenzione di polizia".

Nel merito delle norme, il Silp Cgil evidenzia come l'inasprimento degli strumenti preventivi - come l'avviso orale rafforzato e l'estensione dell'accompagnamento e del trattenimento negli uffici di polizia - non faccia altro che scaricare la responsabilità politica sul singolo operatore sulla strada. "L'ampliamento dei poteri della polizia non è neutro. Significa più identificazioni, più controlli, più responsabilità e contenziosi legali per gli agenti. Tutto questo a fronte di una cronica carenza di organici e assenza di formazione. Senza parlare della mancanza di tutele adeguate, coperture assicurative e protocolli operativi chiari", prosegue Colapietro che aggiunge: "La sicurezza vera non si fa aumentando la discrezionalità degli interventi sulla carta, ma fornendo agli operatori strumenti, organici, garanzie e formazione prima dell'entrata in vigore delle norme. Non dopo".

A rendere il provvedimento ancora più inaccettabile, secondo il Silp Cgil, è anche l'articolazione della parte relativa alle modifiche organizzative. Il Ddl 1990 prevede, infatti, un incremento di 70 posizioni dirigenziali all'interno della Polizia di Stato. Tuttavia, per garantire l'invarianza finanziaria, il testo taglia la capacità assunzionale futura per un valore equivalente a 186 agenti di polizia.

"È un paradosso inaccettabile e una scelta politica miope - incalza ancora il segretario generale del Silp Cgil - perché da un lato si moltiplicano i compiti operativi e di controllo sul territorio, dall'altro si finanzia l'aumento dei dirigenti tagliando gli organici delle qualifiche operative che dovrebbero garantire quei controlli. Il personale di polizia non può essere la solita variabile di aggiustamento delle riorganizzazioni. Come si pensa di garantire più sicurezza nei quartieri e nelle stazioni se sulla strada ci saranno meno poliziotti? Non siamo contro la riorganizzazione in sé, né contro la dirigenza, ma auspichiamo che le nuove Direzioni centrali che si vogliono creare portino benefici concreti al personale operativo e ai cittadini, con la previsione di opportune dotazioni finanziarie e organiche supplementari".

Il Silp Cgil ha chiesto, pertanto, al Parlamento e a tutte le forze politiche responsabili un radicale ripensamento del Ddl1990 ed in particolare:
- piena copertura finanziaria per le assunzioni: cancellare il taglio di 186 posizioni operanti previsto per finanziare le nuove dirigenze;
- investimenti concreti su formazione e tutele: garantire percorsi formativi obbligatori e preventivi sulle nuove normative e piena tutela legale, sanitaria e psicologica per gli operatori;
- pianificazione coordinata della sicurezza: affiancare alla risposta di polizia reali investimenti nel welfare, nella scuola, nei servizi territoriali e nelle politiche giovanili.

"La sicurezza reale delle persone si costruisce solo tenendo insieme prevenzione sociale, qualità della vita nei territori e condizioni di lavoro dignitosamente tutelate e adeguate per le donne e gli uomini delle forze di polizia. Tutto il resto è propaganda”, conclude Colapietro.

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