Achille Grandi in tutta la sua vita fu essenzialmente un uomo di fede: innanzitutto fede nel Vangelo di Cristo e nei principi dell’insegnamento sociale della Chiesa, che fu il centro di tutta la sua vita e che lo sostenne nei momenti di oscurità e di abbandono, che furono molti, anche da parte di molti amici.
Fede nei lavoratori, nella necessità del loro riscatto morale e materiale, nella loro capacità di organizzarsi, di prendere coscienza dei loro diritti e del loro ruolo nella società, nell’organizzazione sindacale libera ed unitaria, nel lavoro stesso come fondamento di una società democratica come venne poi codificato nell’articolo 1 della nostra Costituzione.
Fede nella democrazia, che lo spinse a rifiutare giovanissimo la logica clerico-moderata del Patto Gentiloni e a lavorare per la presenza dei cattolici come forza autonoma nella società e nelle istituzioni, partecipando alla fondazione del Partito Popolare Italiano, rifiutando il voto al Governo Mussolini, mantenendo viva la fiamma del cattolicesimo sociale nei lunghi anni della dittatura e poi operando per la ricostruzione del Paese dopo la guerra attraverso il sindacato e la DC fino all’elezione alla Vicepresidenza della Costituente, dei cui lavori non vide la fine, ma il cui risultato finale propiziò con le sue idee e la sua passione.
Le ACLI, a ottant’anni dalla sua morte, si onorano di averlo avuto come fondatore, e ne faranno memoria a Como con un doppio appuntamento, lunedì 28 settembre 2026 presso la sua tomba e il 3 ottobre presso la Biblioteca comunale Borsellino. A Roma invece verrà ricordato il 19 novembre con un convegno presso la Camera dei deputati a cui parteciperà anche il Presidente della CEI, Mons. Zuppi. (Qui tutte le info)

0 Commenti