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Intervista al Dott. Antonio Cirillo, Ambasciatore per la Cultura e la Pace Universale: 'Un monito fermo alle istituzioni, alla delinquenza giovanile e a chi compie stalking e maltrattamenti: la mia lotta è quotidiana, 365 giorni l'anno'


BARLETTA
Torniamo a dialogare con il Dott. Antonio Cirillo, Ambasciatore per la Cultura e la Pace Universale, per un intervento di profonda riflessione civile e istituzionale sul drammatico susseguirsi di episodi di violenza, dai recenti femminicidi registrati in estate all'allarmante escalation della delinquenza giovanile, un fronte che lo vede impegnato in prima persona senza sosta.

D. Dottor Cirillo, l'estate e il mese di agosto continuano a essere segnati da tragici fatti di cronaca, tra cui i gravissimi episodi di femminicidio. Perché è fondamentale mantenere alta l'attenzione senza tregua?

R. Perché la violenza, lo stalking e i maltrattamenti non conoscono festività, pause, estate o ricorrenze da calendario. I recenti e drammatici fatti di cronaca di questo mese di agosto ci sbattono in faccia una realtà inaccettabile: una vera e propria sequenza di vite spezzate che dimostra come l'emergenza non si fermi mai. Troppo spesso assistiamo a una mobilitazione emotiva soltanto all'indomani di tragedie simili, ma questo non basta più. La mia lotta quotidiana nasce dalla convinzione che la protezione della dignità e dell'incolumità della persona debba essere un'azione incessante, radicata nella prevenzione e nel monitoraggio costante di ogni segnale d'allarme.

D. A questa piaga si aggiunge oggi un'altra emergenza sociale drammatica: la delinquenza giovanile, con troppi minori armati e vite spezzate da scontri violenti, come nel fenomeno delle baby gang e dei cosiddetti "maranza". Qual è la sua analisi su questa deriva?

R. Siamo di fronte a un fallimento collettivo che ci interroga tutti, dalle famiglie alle istituzioni. Vedere giovanissimi armati, pronti a togliersi la vita o a spezzarla ad altri per futili motivi o per logiche deviate di branco, è un segnale di profondo degrado sociale e morale. I cosiddetti "maranza" e le derive violente tra minori riflettono una perdita totale di punti di riferimento educativi. Non possiamo accettare che le nuove generazioni crescano nella cultura dell'odio, della prepotenza e del possesso di armi. Servono interventi drastici di recupero, presenza costante dello Stato nei territori difficili e un'azione educativa che rimetta al centro il valore sacro della vita umana.

D. Qual è il messaggio diretto che intende lanciare oggi alle istituzioni, agli organi di controllo e ai legislatori di fronte a questa continua scia di sangue e violenza?

R. Il mio appello alle istituzioni è netto e urgente: occorre potenziare e velocizzare gli strumenti di protezione e prevenzione. Non possiamo permettere che chi denuncia si senta solo o debba attendere tempi burocratici incompatibili con la gravità del pericolo. Servono pene certe, un controllo rigoroso sulla circolazione delle armi tra i minori, un coordinamento più stretto tra forze dell'ordine, scuole e tribunali, e un supporto psicologico e sociale strutturato. Le istituzioni devono dimostrare con i fatti di essere uno scudo impenetrabile per la società.

D. Le sue parole si rivolgono inevitabilmente anche a chi commette stalking, violenza, maltrattamenti e a chi alimenta la violenza giovanile. Cosa sente di dire a chi si macchia di questi reati?

R. A chi compie atti di stalking, violenza, maltrattamenti o sceglie la via delle armi e degli scontri di gruppo voglio dire con assoluta fermezza che il tempo dell'impunità culturale e morale è finito. La violenza non è mai una forma di forza o di identità, ma la dimostrazione di una totale miseria umana e di una sconfitta profonda. Chi abusa, perseguita o calpesta la vita altrui deve sapere che troverà di fronte a sé una barriera invalicabile fatta di giustizia, condanna sociale unanime e rifiuto totale. Non ci saranno sconti morali per chi sceglie la via della prevaricazione.

D. Come si costruisce, concretamente, un'inversione di rotta culturale per sradicare questi fenomeni e fermare la violenza in ogni sua forma? Qual è la sua raccomandazione conclusiva in qualità di Ambasciatore per la Cultura e la Pace Universale?

R. Attraverso l'educazione, la promozione della cultura e la responsabilità collettiva. Dobbiamo insegnare il rispetto dell'altro fin dai banchi di scuola, abbattendo ogni residuo di pregiudizio, possessività o cultura dell'odio. La vita umana è un valore sacro e inviolabile. In qualità di Ambasciatore per la Cultura e la Pace Universale, rivolgo una precisa e inderogabile raccomandazione a tutte le Istituzioni, nessuna esclusa: è tempo di tradurre le parole in decreti immediati, di blindare la protezione delle vittime di stalking e maltrattamenti, di stroncare il possesso di armi tra i minori e di presidiare i territori abbandonati al degrado. Le istituzioni non devono limitarsi a gestire l'emergenza, ma devono prevenirla con una rete di sicurezza sociale, educativa e giudiziaria implacabile. Il senso ultimo della mia esistenza e del mio impegno si riassume in un imperativo categorico che deve guidare ogni coscienza, ogni giorno dell'anno.

NO ALLA VIOLENZA - SÌ ALLA VITA.

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