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Il pessimismo intergenerazionale grava sul futuro dei baresi: il 57% ritiene che le prossime generazioni avranno una qualità di vita peggiore


La preoccupazione nasce dalla percezione di fragilità economica del presente: il 40% pensa che la tenuta del sistema pensionistico sia incerta per via del debito pubblico, per la precarizzazione del lavoro con bassi salari (39%) e per il lavoro nero e l’evasione contributiva (36%).

È quanto emerge da una nuova ricerca di Changes Unipol, realizzata con Ipsos, sulle opinioni dei baresi in merito al futuro del sistema welfare in Italia. Dall’indagine emerge inoltre che:
- Più di 1 barese su 2 ritiene che lo Stato non sarà in grado di garantire le pensioni del futuro. Solo il 7% dei baresi ritiene che il sistema pensionistico sarà in grado di garantire alle future generazioni un trattamento pienamente equo.
- La fragilità economica è il primo freno nella scelta di avere figli (56%). Per più di 8 baresi su 10 la stabilità di un contratto di lavoro è determinante per sostenere l’allargamento della famiglia.
- Sanità e istruzione: per il 46% dei baresi lo Stato non sarà in grado di garantire il servizio sanitario nazionale. Prevale la fiducia (59%) solo per il sistema di istruzione.
- Emerge la crisi silenziosa dei caregiver: più di 4 baresi su 10 sono coinvolti nell’assistenza a un familiare anziano. Tra i baresi che si occupano o si sono occupati in passato dell’assistenza a un familiare, il 76% segnala forti conseguenze sulla salute psicofisica, il 77% sulle relazioni sociali e il 66% sulla situazione economica.

Una nuova ricerca di Changes Unipol, realizzata in collaborazione con Ipsos, tratteggia un quadro di pessimismo intergenerazionale che grava sulla percezione del futuro dei baresi e, in particolare, sul sistema welfare del Paese: il 57% del campione analizzato ritiene infatti che le prossime generazioni avranno una qualità della vita peggiore rispetto a quella attuale.

La preoccupazione dei baresi per il loro futuro nasce dalla percezione di fragilità economica del presente: il 53% del campione ritiene, infatti, che lo Stato non sarà più in grado di garantire le pensioni del futuro. Un’incertezza che è dovuta anzitutto all’attuale debito pubblico (40%), alla precarizzazione del lavoro con bassi salari (39%) e al lavoro nero e l’evasione contributiva (36%).

Un pessimismo che non si esaurisce nel presente, ma si proietta sulle nuove generazioni: Solo il 7% dei baresi ritiene che il sistema pensionistico sarà in grado di garantire alle future generazioni un trattamento pienamente equo.

Il mancato ricambio generazionale sul posto di lavoro viene indicato, quasi all’unanimità, come una delle principali cause di questa situazione: 8 baresi su 10 ritengono, infatti, che le aziende dovrebbero facilitare la crescita professionale dei giovani e l’82% pensa che chi è in età da pensione dovrebbe fare spazio a chi è più giovane. Resta invece diviso il giudizio sulla disponibilità dei giovani stessi a rimboccarsi le maniche: solo il 66% crede che siano davvero disposti a mettersi in gioco per crescere professionalmente.

La stessa fragilità economica che mina la fiducia nelle pensioni è, secondo i baresi, anche il primo freno alla scelta di avere figli: le difficoltà economiche sono indicate come causa principale del calo della natalità (media del 56%), seguite dalla precarizzazione del lavoro (43%) e da un senso generale di incertezza per il futuro (32%). Si delinea così un doppio impatto della precarietà lavorativa: frena la natalità oggi e, riducendo i contributi versati, mette a rischio le pensioni di domani.

Coerente con questa lettura è la risposta di chi immagina cosa potrebbe davvero far cambiare idea a una coppia in tema di natalità: per l'85% dei baresi la stabilità del contratto di lavoro è determinante nella scelta di avere figli, così come la flessibilità lavorativa (79%) e i servizi pubblici gratuiti quali asili nido e mense scolastiche (79%); pesano, in misura minore, anche i contributi economici diretti dallo Stato e i congedi parentali più lunghi e meglio retribuiti (74 e 71%).

Il pessimismo verso lo Stato non nasce da un'insofferenza generica verso il pubblico, ma segue un'evidente gerarchia di fiducia: riguarda anche il futuro di altri servizi, con intensità diverse. Il 46% dei baresi (vs. 54% di chi ha fiducia) crede che lo Stato non garantirà il servizio sanitario nazionale, il 41% (vs 59%) mette in dubbio il sostegno alle famiglie con figli tramite asili nido e assegni. A fare eccezione è solo il sistema di istruzione pubblica, l'unico ambito su cui prevale la fiducia (59%): come se il welfare più “vicino” e visibile nella vita quotidiana restasse quello percepito come più solido, a differenza di quello legato a una proiezione di lungo periodo come pensioni e assistenza.

Se le pensioni e l'assistenza agli anziani sono le grandi incognite del welfare di domani, c'è un fronte in cui il presente sta già mettendo alla prova le famiglie baresi: più di 4 baresi su 10 (44%) sono oggi coinvolti direttamente o indirettamente nell'assistenza a un familiare anziano, non autosufficiente o con disabilità, per ragioni legate al proprio ciclo di vita familiare.

È la conferma che, mentre si guarda con preoccupazione a un welfare che nel futuro potrebbe non esserci più, esiste già oggi una crisi silenziosa di cui i baresi si fanno carico in prima persona: l'attività di cura ha infatti un impatto negativo pesante sulla vita di chi se ne occupa.

Tra i baresi che si occupano o si sono occupati in passato dell’assistenza a un familiare, il 76% segnala forti conseguenze sulla salute psicofisica, il 77% vede compromesse le proprie relazioni sociali e il tempo libero, e il 66% vede ricadute sulla propria situazione lavorativa e sulla carriera.

Di fronte a un impatto così diffuso, la richiesta dei baresi è pragmatica più che ideologica: al primo posto tra le misure ritenute più utili per chi assiste un familiare c'è il potenziamento dell'assistenza domiciliare pubblica (48%), seguito dal sostegno economico diretto (38%) e da strutture residenziali pubbliche più accessibili e di qualità (29%).

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