ANTONIO SPERANZA - Parte all’IRCCS Ospedale San Raffaele il programma italiano GPPAD-02 per la prevenzione primaria del diabete di tipo 1 nei neonati. L’obiettivo è identificare fin dalla nascita i bambini con una maggiore predisposizione genetica e offrire loro l’accesso a programmi di monitoraggio e a futuri studi di prevenzione.
L’Italia entra ufficialmente nella rete europea GPPAD-02 (Global Platform for the Prevention of Autoimmune Diabetes) grazie all’avvio, presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, del primo programma nazionale di screening genetico neonatale per il diabete di tipo 1.
Il primo programma italiano per individuare i neonati a rischio
Lo screening neonatale è stato eseguito per la prima volta il 7 luglio 2026 e rappresenta un passo importante nella ricerca sulla prevenzione primaria della malattia autoimmune. L’obiettivo del programma è identificare, già nei primi giorni di vita, i neonati con un aumentato rischio genetico di sviluppare il diabete di tipo 1.
Il programma offre alle famiglie la possibilità di aderire a percorsi di monitoraggio e a studi clinici dedicati alla prevenzione del diabete tipo 1.
La rete GPPAD, attiva dal 2017 in diversi Paesi europei, ha già coinvolto oltre 600.000 neonati.
Il programma è oggi operativo in Germania, Belgio, Svezia, Austria e Regno Unito e, con l’ingresso del San Raffaele, coinvolge anche l’Italia. Nei prossimi mesi, altri ospedali italiani potrebbero aderire all’iniziativa, con l’obiettivo di arrivare a sottoporre a screening genetico circa 10.000 neonati ogni anno.
Perché identificare il rischio prima della comparsa della malattia?
Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune nella quale il sistema immunitario distrugge progressivamente le cellule del pancreas che producono insulina. Attualmente non esiste una strategia consolidata in grado di prevenirne l’insorgenza, ma la ricerca sta cercando di intervenire nelle fasi più precoci della malattia, quando il processo autoimmune che ne è all’origine non è ancora iniziato. Per questo motivo il programma GPPAD-02 punta a identificare i bambini geneticamente più predisposti prima della comparsa degli autoanticorpi che segnano l’avvio dell’autoimmunità.
Come funziona lo screening genetico neonatale
Lo screening viene effettuato con il consenso informato dei genitori utilizzando una goccia di sangue prelevata dal tallone del neonato, contestualmente agli screening neonatali già previsti dalla normativa vigente.
L’analisi genetica, integrata con la storia familiare, permette di stimare il rischio individuale di sviluppare il diabete di tipo 1.
I bambini con una probabilità superiore al 10% – circa l’1% dei neonati sottoposti allo screening – vengono invitati a partecipare a un percorso di follow-up e, se idonei, a studi clinici di prevenzione primaria. La partecipazione è sempre libera e volontaria.

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