Nel caso di Desirée, il Fondo ha riconosciuto 25mila euro per la violenza sessuale e 50mila euro per l'omicidio
ANTONIO SPERANZA - A quasi otto anni dalla morte di Desirée Mariottini, la vicenda giudiziaria si apre a un nuovo, amaro capitolo. Dopo la conclusione del processo penale, con tutte le condanne ormai definitive, la famiglia della sedicenne di Cisterna di Latina uccisa nel 2018 a San Lorenzo, a Roma, si è scontrata con un ostacolo che va oltre le aule di tribunale: chi ha ucciso Desirée non ha beni né redditi da cui attingere per pagare un risarcimento.
La cifra di 75.000 euro fa riferimento all'indennizzo stabilito dal Fondo di rotazione per le vittime di reati violenti gestito dallo Stato nel caso dell'omicidio di Desirée Mariottini, poiché il responsabile condannato è risultato nullatenente a fronte di una richiesta di risarcimento ben superiore.
Nel caso specifico, la famiglia della vittima aveva richiesto un risarcimento di 900.000 euro in sede giudiziaria. Poiché il condannato principale (Yousef Salia) è risultato nullatenente, l'effettiva esecutività del risarcimento privato è impossibile.
Lo Stato interviene attraverso un apposito fondo di solidarietà per i reati violenti e intenzionali, i cui importi standard previsti per l'omicidio volontario si attestano attorno ai 50.000-75.000 euro in base ai decreti attuativi e alle tabelle di riferimento.
Il paradosso vergognoso che fa arrabbiare gli italiani nasce quando la vittima di un'aggressione, condannata per eccesso colposo di legittima difesa, si ritrova a dover pagare cifre elevate a chi stava compiendo un atto illecito.

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