ANTONIO SPERANZA - C’è una parola che ormai non può più essere ignorata quando si parla di scuola: burnout. Non è semplice stanchezza. È il risultato di anni di lavoro sempre più complesso, di responsabilità crescenti, di carichi burocratici, di classi difficili da gestire e di una professione che richiede energie psicofisiche sempre maggiori.
Per questo le dichiarazioni del presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico, meritano attenzione.
La proposta è chiara: riconoscere la specificità del lavoro nella scuola e prevedere una finestra pensionistica dedicata al personale scolastico, sul modello della storica Quota 96.
Fino al 2011, infatti, il sistema consentiva, attraverso la combinazione tra età anagrafica e anzianità contributiva, un’uscita dal lavoro molto prima rispetto ai requisiti attuali.
Oggi, invece, si chiede a docenti e personale ATA di rimanere in servizio sempre più a lungo, nonostante l’aumento del disagio professionale e del burnout.
Ma la scuola non è un lavoro come tutti gli altri. Un insegnante deve mantenere per decenni capacità di ascolto, attenzione, energia, equilibrio e autorevolezza. Sono caratteristiche che diventano sempre più difficili da garantire quando si arriva a un’età avanzata.
Per questo parlare di pensione anticipata per il personale scolastico non significa parlare di privilegi. Significa parlare di giustizia, salute e dignità del lavoro.
La proposta di Anief dovrebbe quindi tornare al centro del dibattito politico: una nuova Quota 96 per il personale della scuola, accompagnata dal riconoscimento del burnout e da una specifica tutela previdenziale per chi ha trascorso una vita nelle aule e negli istituti scolastici.
E attenzione: parlare di pensionamento a 59 o 60 anni non significa sostenere che tutti avrebbero automaticamente ricevuto una pensione pari all’80% dell’ultimo stipendio. Quel riferimento appartiene al vecchio sistema retributivo e dipendeva dagli anni di contribuzione e dagli altri requisiti previsti.
Il punto vero è un altro: la scuola ha bisogno di una disciplina previdenziale coerente con la particolare usura della professione.
Una nuova Quota 96 potrebbe inoltre favorire il ricambio generazionale, liberando posti per giovani docenti e personale ATA.
Meno burnout, più giovani nella scuola, maggiore dignità per chi ha lavorato per decenni.
Questa non è una battaglia corporativa. È una battaglia per una scuola più sana, più giovane e più giusta.
Le parole di Marcello Pacifico devono quindi trasformarsi in una proposta concreta. Con Anief, torniamo a parlare di Quota 96 e di pensione dignitosa per chi ha dedicato una vita alla scuola.
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