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Calcio, Sundas scommette sugli algoritmi: «Scoprire a 13 anni cosa manca a un talento»

Il manager presenta un modello di valutazione basato sulle performance: «Non dobbiamo aspettare i vent'anni per capire dove un calciatore deve migliorare»

Individuare a 13, 14 o 15 anni non soltanto il talento di un giovane calciatore, ma anche le caratteristiche sulle quali lavorare per permettergli di esprimere pienamente il proprio potenziale.

È questa una delle idee alla base del Principio di Valorizzazione di Sundas, il modello presentato dal procuratore sportivo Alessio Sundas per integrare dati, algoritmi e lavoro individuale nella formazione calcistica.

Il punto di partenza è ribaltare il significato della valutazione.

Un dato negativo non deve rappresentare una bocciatura, ma indicare un'area sulla quale intervenire.

«Non dobbiamo aspettare che un ragazzo abbia vent'anni per scoprire cosa gli manca. Individuando prima punti di forza e criticità possiamo costruire un percorso realmente personale», spiega Sundas.

Il principio segue una sequenza precisa: misurare, individuare la carenza, intervenire e verificare il miglioramento.

Per spiegare il concetto, Sundas utilizza un paragone immediato.

«È quello che accade in medicina: prima si fanno le analisi, poi si interviene sui valori che presentano un problema. Perché nello sviluppo di un atleta dovrebbe essere diverso?»

Il modello trova applicazione attraverso Algorithm.Soccer, piattaforma che utilizza la ASM Measurement Unit per elaborare diversi indicatori delle prestazioni del giocatore.

La tecnologia, nella visione di Sundas, non elimina però la componente umana.

Allenatori e osservatori continueranno a essere determinanti, ma potranno affiancare alle proprie valutazioni strumenti capaci di documentare l'evoluzione dell'atleta.

«Lo scout continuerà ad avere un ruolo fondamentale. Ma dire soltanto “secondo me questo giocatore è forte” non basta più».

In un mercato sempre più internazionale, la possibilità di presentare performance documentabili potrebbe inoltre facilitare il confronto tra talenti provenienti da realtà differenti.

L'obiettivo finale, per Sundas, rimane uno: portare ciascun atleta al massimo delle proprie possibilità, senza promettere di trasformare ogni giovane in un campione.

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