ANTONIO SPERANZA - Da troppi anni la Val di Susa è teatro non di un civile dissenso democratico, ma di una vera e propria guerriglia urbana programmaticamente diretta contro gli uomini e le donne in divisa.
I cantieri di interesse strategico nazionale sono diventati un fronte di scontro permanente in cui la tutela dell'ordine pubblico si trasforma quotidianamente in una minaccia diretta per l'incolumità fisica di Poliziotti, Carabinieri e Finanzieri.
La difesa del territorio non è un alibi per l'aggressione Non accettiamo più la narrazione ipocrita che tenta di mascherare sassaiole, lanci di bombe carta, molotov, razzi ad altezza uomo, acidi e cesoie sotto l'insegna dell'”ambientalismo” o della “lotta di popolo”.
Manifestare è un diritto, l'assedio è un reato: chi si presenta ai cantieri di Chiomonte o San Didero armato di maschere antigas, fionde di precisione e bulloni non sta esercitando la libertà di pensiero: sta compiendo un attacco premeditato e paramilitare allo Stato.
Servitori dello Stato, non bersagli da tiro: gli agenti impiegati nei presidi della Val Susa affrontano turni estenuanti in condizioni ambientali e logistiche estreme, costretti a subire attacchi organizzati da gruppi che hanno fatto della violenza ideologica la propria ragione d'essere.
Fine dell'ambiguità politica e mediatica
Pretendiamo che le Istituzioni e la Politica la smettano di oscillare tra la solidarietà di facciata e la tolleranza verso certi ambienti. Chi giustifica i violentatori dei cantieri, chi parla di "disagio della valle" per scusare veri e propri atti di guerriglia o chi strizza l'occhio ai settori più radicali, si rende moralmente ed eticamente complice di ogni ferita e di ogni umiliazione inflitta ai nostri colleghi.
Le nostre rivendicazioni ineludibili per il fronte Val Susa
Di fronte a uno scenario di scontro sistematico, il Sindacato non chiede mezze misure, ma risposte immediate e stringenti:
- Regole di ingaggio chiare e protocolli operativi idonei. Non si possono mandare gli operatori sul campo con le mani legate di fronte ad assalti organizzati.
- Servono direttive di piazza chiare che mettano al centro la tutela degli agenti.
- Certezza della pena e arresto in flagranza differita: Basta con la "porta girevole" per chi devasta i cantieri e aggredisce il personale in servizio. Chi attacca un presidio di sicurezza deve rispondere di reati gravi contro lo Stato e scontare pene effettive
- Tutele legali automatiche: Lo Stato deve farsi carico integralmente della difesa legale degli agenti indagati a seguito degli interventi d'ordine pubblico nei cantieri.
È inaccettabile che chi rischia la vita per difendere un cantiere pubblico debba poi pagare di tasca propria per difendersi in tribunale.
- Indennità di rischio e potenziamento dei presidi: Riconoscimento economico e logistico straordinario per il personale impiegato in un contesto ad altissimo logoramento psicofisico e operativo, con turni umani e dotazioni protettive di ultima generazione.
La Val di Susa non è una zona franca al di fuori della Costituzione. Difendere chi indossa una divisa nei cantieri della TAV significa difendere la sovranità dello Stato, la legalità e la sicurezza di tutti i cittadini.

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