NlCOLA ZUCCARO - Bari, 28 luglio 1943. Tre giorni dopo la caduta del Regime Fascista, decretata dalla riunione del Gran Consiglio tenutasi nella notte fra il 24 e il 25 luglio e alla quale seguirono le dimissioni rassegnate dal Capo del Governo Benito Mussolini al Re Vittorio Emanuele III che nominò il Maresciallo d'Italia Pietro Badoglio quale successore del Duce, il capoluogo pugliese fu la prima città italiana dove venne applicata la Circolare Roatta.
Essa, dal nome del Generale facente parte della nuova compagine governativa, vietava e reprimeva le manifestazioni pubbliche in quanto ritenute potenzialmente sovversive e pericolose per la tenuta dell'ordine pubblico.
Per Bari non fu cosi: un corteo di 200 persone e in gran parte composto da studenti, insegnanti, lavoratori e semplici cittadini, si avviò spontaneamente in direzione di Corso Sicilia (attuale Alcide De Gasperi) per incontrare i detenuti politici e antifascisti prossimi alla scarcerazione e reclusi nella Casa Circondariale ivi ubicata.
Ma, nel corso del tragitto, il corteo fu bloccato da uno schieramento composto da soldati dell'Esercito posizionati lungo Via Dell'Arca per sorvegliare a vista la Sede Provinciale di Bari del Fascio ubicata in via Niccolò dell'Arca e, mentre i manifestanti spiegavano ai militari l'intento pacifico del loro passaggio, uditi alcuni colpi di pistola in aria che partirono dalla pistola in possesso del Sergente Domenico Carbonara (militare del IV Battaglione San Marco in licenza a Bari e aggregatosi al corteo), i militi colpirono ad altezza d'uomo: furono uccise 20 persone e 50 rimasero ferite. Questa versione, fu la testimonianza rilasciata allo scrivente da Franco Sorrentino in una conversazione risalente alla metà degli Anni '90.
Il noto giornalista barese essendo stato fra i sopravvissuti nell'Eccidio compiuto 83 anni fa, ribadì più volte nella Rubrica "Francamente" in onda su RTG Puglia, che quella compiuta in via Dell'Arca fu una Strage di matrice badogliana e non fascista, perchè, di gerarchi fascisti in Bari, all'indomani del 25 luglio 1943, non vi fu più traccia.

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