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Galileo Chini (1873-1956): pittore, ceramista, grafico e decoratore del Liberty italiano


FRANCESCO CARACCIOLO
- Per inquadrare nel migliore dei modi la figura di Galileo Chini (1873-1956) e la sua produzione artistica, vorrei partire da un dipinto, esemplificativo del suo percorso di artista che approderà allo Stile Liberty, segnatamente nella decorazione di edifici termali ma anche di ville e di caffè: si tratta del grande pannello (fig. 1) con decorazioni floreali, ispirate alla pittura di Gustav Klimt, con cinque figure femminili dal titolo “La Primavera classica”.

(Fig. 1 - G. Chini, La primavera classica, 1914, foto F. Caracciolo, mostra Mart di Rovereto, luglio 2023)

L’opera, che ha un andamento fortemente verticale, è una delle più riuscite interpretazioni di un tema allegorico in chiave simbolista da parte dell’artista toscano e venne eseguita in occasione della Biennale di Venezia nel 1914 per decorare il salone centrale delle Esposizioni, facendo parte di un ciclo composto da diciotto grandi pannelli. La cosa che colpisce di questo pannello è soprattutto l’effetto decorativo che richiama non soltanto lo Stile Liberty, movimento artistico che si diffonderà in tutta l’Europa a partire dagli inizi del ‘900, ma anche l’arte orientale (nel 1911 Galileo Chini infatti è reduce da un viaggio in oriente alla volta del sovrano del Siam per decorare l’interno del nuovo palazzo reale di Bangkok), apparendo dal punto di vista iconografico piuttosto estraneo alla raffigurazione della donne fatali inaugurata da Klimt agli inizi del ‘900 con il dipinto raffigurante “Giuditta I”.

Infatti, le fanciulle che ornano il grande pannello de “La Primavera classica” sono più delicate e classicheggianti rispetto alle eroine klimtiane che appaiono, al contrario, dotate di una grande energia sessuale e di una forza magnetica e seducente che le identifica per l’appunto come prevaricatrici e “femmes fatales”. Per quanto riguarda invece il percorso biografico e lavorativo dell’artista toscano, vorrei far riferimento solamente ai fatti più importanti che hanno connotato la sua ricchissima carriera, quale decoratore e pittore, ma non dimentichiamoci di far riferimento al fatto che egli è stato finanche capace di confrontarsi con le tecniche più disparate e con gli stili più diversi, facendolo emergere quale l’esponente di punta del Liberty in Italia.

(Fig. 2 - Ritratto col cappello. Fotografia di Mario Nunes Vais che ritrae G. Chini, da Wikimedia Commons)

Galileo Chini nasce a Firenze nel 1873 e morirà sempre qui nel 1956: rimasto orfano di padre a otto anni, Galileo venne subito accolto presso la bottega dello zio paterno Dario, da cui se ne distaccherà più avanti per poi iscriversi alla Scuola libera del Nudo presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, frequentandola però saltuariamente. Nel 1897, morto lo zio Dario, gli successe nell’incarico dei restauri a Prato, Siena e San Miniato, ereditando persino la sua bottega. Nello stesso periodo, tra il 1896 ed il 1897, iniziano le sue prime prove come ceramista, fondando sempre nel 1896 la manifattura “L’Arte della Ceramica” e successivamente “Le Fornaci San Lorenzo” assieme al cugino Chino nella località di Borgo San Lorenzo, a pochi chilometri da Firenze. Quest’ultimo step della carriera di Galileo ha reso possibile la diffusione dello Stile Liberty all’interno del contesto artistico e culturale italiano, rompendo con la tradizione. La qual cosa costituisce un punto di partenza per la carriera, soprattutto di pittore, dell’artista toscano: prima ancora che esponente del Liberty, Galileo aderì in pittura al Divisionismo, al Simbolismo e, infine negli anni maturi, all’Espressionismo. Fu anche uno scenografo molto richiesto soprattutto a partire dal secondo decennio del secolo XX: nel 1918 fu chiamato da Giacomo Puccini per realizzare le scenografie per la prima assoluta di Gianni Schicchi a New York e successivamente nel ’26 per la prima assoluta della Turandot alla Scala di Milano con la direzione di Arturo Toscanini.

(Fig. 3 - Ritratto col panciotto. Fotografia di Mario Nunes Vais che ritrae G. Chini, da Wikimedia Commons)

Un aspetto della sua personalità molto spiccata ed eccentrica emerge chiaramente dagli scatti fotografici che hanno immortalato Galileo Chini grazie all’occhio formidabile di Mario Nunes Vais: nella figura n. 2 Galileo mostra una personalità magnetica ed uno sguardo molto intenso; nella fotografia n. 3 l’artista assume una posa di tre quarti e con lo sguardo rivolto verso l’obiettivo (in modo particolare tale scatto mostra palesemente la sua personalità dall’estro molto eccentrico e sicuro di sé, notando un abbigliamento molto curato con giacca, panciotto e camicia bianca dal colletto inamidato; porta il pizzetto molto curato e un orologio da taschino); la fotografia n. 4 è la più irriverente di tutte ed è quella che ha reso celebre l’artista toscano al cospetto di tutto l’ambiente artistico italiano del periodo della Belle Époque: abbassando lo sguardo e mettendosi la mano in bocca, Galileo mostra tutto il suo sex appeal e la sua verve, con il risultato di ottenere un’inquadratura davvero originale e che buca l’obiettivo. Lo sfondo della fotografia è scuro, neutro e fa emergere tutta la modernità e il magnetismo che l’artista trasuda.

(Fig. 4 - Ritratto con mano in bocca. Fotografia di Mario Nunes Vais che ritrae G. Chini, da Wikimedia Commons)

In conclusione, riporto nuovamente l’attenzione sulle sue opere pittoriche, di cui passo in rassegna “L’Amore” del 1919 (fig. 5): qui il legame coniugale viene visto come “unione degli opposti” e come “momento magico della fecondazione” (cit:https://www.finestresullarte.info/recensioni-mostre/orizzonti-d-acqua-galileo-chini); al centro del dipinto due amanti si fondono in un abbraccio (non se ne vedono i volti in quanto la donna, vista di spalle e dai capelli lunghi e biondi, copre completamente il viso del suo amante); nell’opera – che appare palesemente come una originale rivisitazione de “Il Bacio” di Gustav Klimt – emerge come sfondo paesaggistico e naturalistico, assai rarefatto e molto simbolico, una moltitudine di immagini stilizzate, quali un salice piangente, un cespuglio di rose, nonché forme circolari o a stella che inondano l’intera composizione.

Fonti





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