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Non c’è welfare senza cura: Acli Colf e Acli in Famiglia lanciano il Manifesto per il Lavoro Domestico


In occasione della Giornata Internazionale del Lavoro Domestico, ACLI Colf e ACLI in Famiglia hanno presentato il Manifesto per il Lavoro Domestico, un documento programmatico che chiede il pieno riconoscimento del lavoro di cura come lavoro essenziale per la società e per il welfare del Paese.

Il Manifesto parte da una constatazione semplice ma ancora troppo spesso ignorata: il lavoro domestico è lavoro. Lo è quando si assiste una persona anziana, quando si accompagna una persona fragile, quando ci si prende cura di una casa, quando si sostiene la crescita dei bambini. È il lavoro che rende possibile la vita quotidiana di milioni di famiglie italiane.

Eppure, nonostante la sua centralità, il lavoro domestico continua a vivere una profonda contraddizione: tutti ne riconoscono l’utilità, ma pochi ne riconoscono il valore. Per ACLI Colf e ACLI in Famiglia è arrivato il momento di cambiare prospettiva: la cura non è un costo, non è una questione privata, non è una risposta residuale alle fragilità. La cura è un bene comune.

Il Manifesto individua nove priorità per riformare il settore del lavoro domestico, a partire dal riconoscimento della cura come infrastruttura essenziale del welfare italiano. Tra i punti centrali, il contrasto al lavoro irregolare, che ancora oggi interessa una quota enorme del settore, attraverso incentivi e semplificazioni per favorire l’emersione del sommerso; il rafforzamento di diritti e tutele, con contratti regolari, protezione previdenziale e condizioni di lavoro dignitose; il sostegno alle famiglie datrici di lavoro, che devono essere messe nelle condizioni economiche di scegliere la legalità; e l’investimento sulla formazione e sulla qualificazione professionale, per valorizzare competenze troppo spesso date per scontate.

Il documento richiama inoltre la necessità di costruire un nuovo welfare della domiciliarità, capace di integrare famiglie, servizi pubblici, terzo settore e comunità locali, e di riconoscere pienamente il contributo delle donne e dei lavoratori migranti, che da anni sostengono una parte fondamentale del sistema di cura del Paese.

"Il lavoro domestico è uno dei pilastri silenziosi della società italiana, ma continua a essere segnato da fragilità e precarietà”, ha dichiarato Simone Bellezza, Segretario nazionale di ACLI in Famiglia. “Oggi quasi la metà del settore vive ancora nell’irregolarità: questo significa meno tutele per i lavoratori, meno sicurezza per le famiglie e una perdita significativa per lo Stato. Ma il sommerso non è semplicemente una scelta individuale: spesso è il risultato di un sistema che rende troppo difficile e costoso scegliere la regolarità. Per questo servono politiche che incentivino l’emersione, sostengano economicamente le famiglie e valorizzino la professionalità di chi lavora nella cura. Regolarizzare conviene a tutti".

Per Giamaica Puntillo, Presidente nazionale ACLI Colf, il nodo centrale resta culturale prima ancora che normativo: "Il paradosso del lavoro domestico in Italia è tutto qui: è un lavoro essenziale ma invisibile, necessario ma ancora poco riconosciuto. Continuiamo a considerare la cura come qualcosa di naturale, quasi spontaneo, e non come una competenza professionale che genera valore economico e sociale. Ma senza il lavoro di colf, badanti e babysitter una parte importante del nostro sistema di welfare semplicemente collasserebbe. Riconoscere il lavoro domestico significa riconoscere dignità, diritti e cittadinanza a chi ogni giorno si prende cura della fragilità umana".

Il confronto promosso da ACLI Colf e ACLI in Famiglia ha visto la partecipazione di rappresentanti del mondo associativo, delle istituzioni e delle parti sociali, a conferma della natura trasversale della sfida posta dal lavoro domestico. Dopo i saluti istituzionali di Pierangelo Milesi, vicepresidente nazionale ACLI, e di Mauro Carta, delegato ACLI al lavoro, la riflessione si è aperta con l’introduzione politica della Presidente nazionale di ACLI Colf, Giamaica Puntillo.

Il primo panel, dedicato al rapporto tra utilità sociale e invisibilità del lavoro domestico, ha ospitato i contributi di Fulvia Santini del Censis, responsabile della ricerca sulla social reputation del settore, di Mauro Munari, presidente di Ebincolf, di Andrea Falasca dell’INPS e di don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale CEI per i problemi sociali e il lavoro.

Il secondo momento di confronto ha invece approfondito il contributo dell’intero Sistema ACLI nell’accompagnare il lavoro di cura dalla fragilità alla dignità, con gli interventi di Valentina Benedetti delle ACLI Colf, Rosario Cavallo, Segretario nazionale FAP ACLI, Stefano Parisi Presidente nazionale CAF ACLI, Mariangela Perito Responsabile nazionale del Coordinamento Donne ACLI e Paolo Ricotti per il Patronato ACLI.

ACLI Colf e ACLI in Famiglia rilanciano quindi l’urgenza di aprire un confronto strutturato con istituzioni e parti sociali per costruire politiche capaci di far emergere il lavoro regolare, rafforzare le tutele e riconoscere pienamente il valore economico e sociale del lavoro domestico. Il Manifesto vuole essere il punto di partenza di questo percorso.

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