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È morto il cardinale Camillo Ruini: aveva 95 anni. Fu tra le figure più influenti della Chiesa italiana


ROMA
- È morto il 16 giugno 2026, all’età di 95 anni, il cardinale Camillo Ruini, una delle figure più rilevanti della Chiesa italiana degli ultimi decenni. Originario di Sassuolo, era da maggio in condizioni di salute critiche e aveva scelto di restare nella sua abitazione, assistito da medici e infermieri.

Creato cardinale il 28 giugno 1991 da Giovanni Paolo II, Ruini ha ricoperto per molti anni il ruolo di Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma e di Arciprete della Basilica di San Giovanni in Laterano, incarichi mantenuti fino al 2008.

Nato il 19 febbraio 1931, dopo gli studi alla Pontificia Università Gregoriana di Roma fu ordinato sacerdote l’8 dicembre 1954. Nei primi anni del suo ministero si dedicò all’insegnamento della filosofia presso istituzioni teologiche dell’Emilia-Romagna e all’impegno nell’Azione Cattolica.

Nel 1983 Giovanni Paolo II lo nominò vescovo ausiliare delle diocesi di Reggio Emilia e Guastalla. Tre anni più tardi arrivò la nomina a segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana.

Il 1991 fu un anno decisivo nella sua carriera ecclesiastica: divenne Vicario per la Diocesi di Roma e presidente della CEI, incarico confermato più volte fino al 2007 da Benedetto XVI.

Durante la sua lunga attività pubblica Ruini è stato protagonista di alcune delle principali discussioni culturali e politiche italiane. Nel 2005, in occasione del referendum sulla legge 40 sulla fecondazione medicalmente assistita, sostenne la linea della CEI invitando i cattolici a non partecipare al voto per impedire il raggiungimento del quorum.

Nel 2006 il Vicariato di Roma, sotto la sua guida, negò i funerali religiosi a Piergiorgio Welby, decisione che suscitò un ampio dibattito sul tema del fine vita. Analoga posizione fu espressa nel 2009 durante il caso di Eluana Englaro, quando Ruini definì la sospensione di alimentazione e idratazione come una scelta contraria alla tutela della vita.

Considerato un esponente di riferimento dell’ala più conservatrice dell’episcopato italiano, Ruini legò il proprio magistero ai cosiddetti “valori non negoziabili”, con particolare attenzione alla difesa della vita, della famiglia e della libertà educativa.

Ha inoltre presieduto la commissione internazionale di inchiesta su Medjugorje, il progetto culturale della Chiesa italiana e, dal 2010 al 2015, il comitato scientifico della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger – Benedetto XVI.

Figura centrale nel rapporto tra Chiesa, società e politica, Ruini fu considerato uno dei protagonisti della presenza pubblica dei cattolici in Italia negli anni a cavallo tra il Novecento e il nuovo millennio. La sua azione puntò a rafforzare il ruolo culturale del cattolicesimo nella vita civile, mantenendo una posizione autonoma rispetto agli schieramenti politici.

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