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Metropolitan, Veloccia – Smeriglio: 'Caso specifico che chiude vicenda lunghissima, il nostro modello nella riconversione dei cinema è un altro'


ROMA
– "Il voto sul Metropolitan chiude una vicenda lunghissima, di oltre 15 anni, che ha attraversato quattro consiliature e a cui era necessario, dopo l'invio da parte della Regione dell'accordo di programma, mettere un punto. Ma se alcuni esponenti della destra pensano che questo sia il precedente che permetta la deregulation nella riconversione dei cinema abbandonati si sbagliano di grosso. Per noi quel voto chiude una ferita che non permetteremo si riapra con altri casi analoghi" - è quanto dichiarano l’Assessore all’Urbanistica di Roma, Maurizio Veloccia, e l’Assessore alla Cultura, Massimiliano Smeriglio.

"Una cosa è, infatti, chiudere una travagliata e annosa vicenda amministrativa, altra cosa è innalzarla a modello: noi siamo sempre stati, e sempre saremo, contro l'idea che i cinema chiusi possano liberamente trasformarsi in luoghi commerciali e di consumo. In questo caso, peraltro, la procedura sul Metropolitan, proprio perché in deroga, era puntuale e ha richiesto più volte il voto degli organi comunali. Qualcuno, invece, vorrebbe rendere libera e generalizzata la riconversione delle sale, cosa che già abbiamo contrastato a tutti i livelli e che continueremo a combattere - proseguono gli Assessori -. Abbiamo specificato con chiarezza che il nostro modello per i cinema che non potranno riaprire come sale cinematografiche è la loro trasformazione in terzi luoghi a iniziare proprio dai cinema comunali, su cui stiamo lavorando per restituirli alla fruizione pubblica. La nostra idea è quella di luoghi ibridi in cui fare cinema, teatro, musica, letteratura, aule studio, librerie, che nei prossimi mesi prenderà forma grazie a un bando specifico che sosterrà e valorizzerà questo tipo di riorganizzazione dell’offerta culturale della città. Luoghi plurali, sostenuti dal pubblico, diffusi in tutta la città in cui dare spazio a creatività, socialità ed eventi. Questo è il nostro modello, tanto è vero che nelle nuove norme tecniche del Piano Regolatore che saranno approvate a breve, abbiamo innalzato al 70% la percentuale di spazi culturali da mantenere all'interno di eventuali progetti di riconversione delle sale chiuse proprio per contrastare proposte sbagliate di deregulation" concludono Veloccia e Smeriglio.

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