Più credito, controlli contro i trafficanti di olio e trasparenza per difendere reddito olivicoltori e frantoiani veri. Negli ultimi 20 mesi 538 operazioni bancarie per 146 milioni di euro nella filiera, oltre 70 milioni in Puglia. Necessario un incontro regionale con ABI e istituti di credito e un tavolo con la GDO
ANTONIO SPERANZA - Le giacenze di olio extravergine di oliva made in Italy presenti nei magazzini pugliesi sono aumentate di oltre cinque volte rispetto allo scorso anno, passando dalle 7.029,76 tonnellate del 30 settembre 2025 alle 38.694,76 tonnellate del 23 settembre 2026, con un incremento del 450,4%, un quadro che rende indispensabile garantire massima trasparenza sulle giacenze e sulla loro origine, intensificare i controlli contro i trafficanti di olio e assicurare che le difficoltà commerciali a valle della filiera non vengano scaricate sugli olivicoltori e i frantoiani veri attraverso pressioni sui prezzi o minacce di mancato ritiro delle olive. È uno dei temi al centro dell’Assemblea generale della filiera olivicola e olearia, organizzata da Coldiretti Puglia e PugliaOlive a Palo del Colle, in una fase cruciale per il settore olivicolo e oleario pugliese.
Al centro del confronto anche il tema dell’accesso al credito, strategico per una filiera che necessita di liquidità per sostenere gli acquisti, la trasformazione, lo stoccaggio e gli investimenti. Negli ultimi 20 mesi sono state realizzate – secondo i dati forniti da ABI al tavolo a Roma del MIMIT - 538 operazioni da parte di imprese della filiera olivicolo-olearia, per un volume complessivo pari a 146 milioni di euro e la Puglia rappresenta la quota più rilevante, con oltre 70 milioni di euro, il 60% delle operazioni ha un valore inferiore ai 100mila euro e circa il 30% si colloca nella fascia compresa tra 40mila e 100mila euro.
Numeri che, per Coldiretti Puglia, dimostrano quanto sia necessario mettere a disposizione delle imprese strumenti finanziari semplici, accessibili e adeguatamente dimensionati. Accanto agli strumenti ordinari del sistema bancario, dal fondo di garanzia alle possibilità di sospensione, bisogna puntare sulla nuova cambiale agraria, che dispone di una dotazione nazionale di 40 milioni di euro, per fornire liquidità ai frantoi e alle piccole e medie imprese della filiera, sostenendone i costi di gestione nella fase produttiva. Per Coldiretti le risorse devono sostenere le imprese che operano nella trasparenza, lavorano il vero olio italiano, ritirano e pagano le olive italiane e riconoscono il giusto valore al lavoro degli olivicoltori.
Coldiretti Puglia chiederà inoltre che la Regione si faccia promotrice di un incontro in Puglia con ABI e con gli istituti bancari maggiormente impegnati nel finanziamento della filiera, con l’obiettivo di costruire strumenti capaci di accompagnare le imprese durante la campagna e sostenere gli investimenti. Parallelamente, a livello regionale si dovrà lavorare alla costruzione di un tavolo di confronto con la grande distribuzione organizzata, per affrontare il tema della valorizzazione dell’olio italiano e della corretta distribuzione del valore lungo la filiera.
“Tutelare il reddito degli olivicoltori significa intervenire contemporaneamente sul mercato, sul credito e sulla trasparenza della filiera. Il dato delle giacenze di extravergine italiano in Puglia, cresciute di oltre il 450% in un anno, non può essere ignorato e soprattutto non può trasformarsi in un alibi per scaricare sugli agricoltori problemi che nascono a valle della produzione. Alla vigilia della raccolta dobbiamo garantire il ritiro delle olive, una remunerazione coerente con i costi e con la qualità e liquidità sufficiente alle imprese sane che lavorano prodotto italiano” afferma Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia.
“Il credito diventa decisivo proprio quando la filiera entra nella fase di maggiore fabbisogno finanziario. Le 538 operazioni per 146 milioni di euro, delle quali oltre 70 milioni riconducibili alla Puglia, come rappresentato dall’ABI al tavolo al MIMIT - raccontano un settore che investe e che ha bisogno di un sistema bancario capace di accompagnarlo. Ma i rapporti vanno anche attivati a livello regionale, portando allo stesso tavolo ABI, istituti di credito e rappresentanza agricola, mettendo a sistema garanzie, strumenti ordinari e misure straordinarie. Ma il credito da solo non basta. Dobbiamo lavorare anche sul mercato e sulla distribuzione del valore, per questo è importante il confronto che stiamo costruendo con la GDO. L’obiettivo è uno solo, fare in modo che il valore generato dall’olio pugliese ritorni fino all’olivicoltore, che è il primo anello e quello più esposto della filiera”, dichiara Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia.
Mentre si avvia la nuova campagna olearia, l’olivicoltura italiana sta vivendo un momento di eccezionale gravità. Infatti, i dati ufficiali di fine luglio del report Icqrf – Frantoio Italia mostrano giacenze record di olio evo nei magazzini nazionali: 185.373 t complessive, di cui 108.299 t di origine 100% italiana (+139,6% rispetto allo stesso periodo del 2025).
In parallelo, le quotazioni di mercato sono crollate, scendendo a una media nazionale di 5,77 euro/kg, con punte inferiori ai 4,50 euro. Proprio a causa di questo stallo operativo e commerciale, le Regioni Puglia e Calabria hanno già richiesto al Masaf il riconoscimento dello stato di crisi per il comparto dell’olio.
Morsa logistica e finanziaria
In questo scenario si colloca la reazione delle associazioni dei frantoiani (Aifo, Foa Italia, Assofrantoi, CNA Agroalimentare, Confartigianato Frantoiani) che denunciano una morsa logistica e finanziaria insostenibile: i serbatoi colmi di olio invenduto della scorsa annata impediscono fisicamente di stoccare la nuova produzione e di poter pagare le olive ai produttori. Di conseguenza, senza interventi immediati, il rischio concreto è quello di non poter ritirare il prodotto dell’imminente raccolta. Tra le istanze più pressanti figura la richiesta all’ABI per una moratoria sulle esposizioni bancarie e la convocazione di un tavolo di crisi.
Burocrazia in cortocircuito
L’istanza ha svelato a inizio agosto un vero e proprio cortocircuito burocratico: i frantoi sono considerati stabilimenti artigianali o industriali sotto la tutela del Mimit, mentre la materia prima agricola risponde al Masaf.
Di fronte all’emergenza, le Confederazioni agricole si muovono attraverso le rispettive alleanze sistemiche per sollecitare misure concrete:
Coldiretti, Unaprol e Foa Italia chiedono un bando indigenti per l’olio italiano condizionato a controlli scientifici anti-frode. Richiesto inoltre un fondo interessi per i soli veri produttori, così da arginare l’import estero;
Confagricoltura, Unaprol e Assofrantoi fanno propria la richiesta di una moratoria ABI per la sospensione di 12 mesi dei mutui;
Cia-Agricoltori italiani e Italia Olivicola denunciano il sottocosto che svilisce l’olio a «prodotto civetta» (loss leader), chiedendo riforme urgenti della filiera, promozioni a settembre e contratti vincolanti.
Sotto la pressione del settore, il Masaf ha risposto firmando il decreto di adozione ufficiale del piano olivicolo italiano 2026-2030.
Sul fronte del mercato Coldiretti ha chiesto la verifica puntuale dei dati sull’olio in giacenza, affinché gli olivicoltori non vengano utilizzati come “scudi umani”, con la minaccia di non ritirare le olive per risolvere problemi commerciali generati in altri segmenti della filiera. Da qui la necessità di una campagna straordinaria di controlli nei siti di stoccaggio, nei frantoi, nelle industrie e lungo i canali della distribuzione, accompagnata da una maggiore trasparenza sugli scaffali, affinché il consumatore possa riconoscere immediatamente origine e caratteristiche del prodotto e scegliere consapevolmente il vero extravergine 100% italiano.
Per Coldiretti è necessario impedire che olio di provenienza estera possa sfruttare impropriamente il richiamo all’italianità, danneggiando contemporaneamente consumatori e produttori italiani. Proprio in questa direzione va l’introduzione nel ColtivaItalia della Banca dati nazionale dei controlli innovativi, con tecniche quali risonanza magnetica, mappatura genomica e mappatura isotopica per verificare l’effettiva origine dei prodotti agroalimentari, compreso l’olio.
Per il comparto olivicolo il ColtivaItalia prevede inoltre 300 milioni di euro, articolati in 50 milioni nel 2027, 200 milioni nel 2028 e 50 milioni nel 2029, destinati all’attuazione del Piano Olivicolo Italiano 2026-2030, con interventi per il rilancio della filiera, l’aumento della capacità produttiva, il rinnovo e recupero degli oliveti, le infrastrutture irrigue e il contrasto alle fitopatie.
In Puglia l’olivicoltura resta una componente fondamentale dell’economia agricola e del paesaggio regionale, con oltre 370mila ettari e 148.127 aziende. Alla vigilia della nuova campagna, Coldiretti Puglia rilancia quindi una strategia fondata su reddito degli olivicoltori, credito alle imprese sane, trasparenza delle giacenze, controlli sull’origine, rapporti più equilibrati con la distribuzione e valorizzazione dell’extravergine italiano, affinché il sostegno pubblico e privato alla filiera si traduca in valore reale per chi produce olive e olio sul territorio.
Il settore dell'olio extravergine d'oliva Made in Italy sta affrontando una grave crisi di mercato e di liquidità, caratterizzata da un netto crollo dei prezzi all'origine (-46,7% nell'estate 2026 rispetto all'anno precedente) a fronte di costi di produzione elevati e stoccaggi saturi.
Crollo dei prezzi e concorrenza estera: L'afflusso massiccio di olio proveniente da mercati extra-UE (come la Tunisia) e le importazioni incontrollate hanno gonfiato l'offerta, deprimendo le quotazioni e penalizzando i produttori locali.
Speculazioni e frodi: Si registrano fenomeni di svalutazione del prodotto venduto sottocosto come "prodotto civetta" dalla grande distribuzione, oltre a presunte alterazioni e inganni commerciali (es. miscelazioni o passaggi di filiera opachi).
Crisi di liquidità: I frantoi e gli olivicoltori denunciano margini insostenibili e difficoltà crescenti con il sistema creditizio per far fronte alle spese di gestione.
La Puglia, principale produttore nazionale, è la regione che sta subendo il crollo più vistoso, con prezzi stabili nella fascia più bassa degli ultimi dodici mesi. Questa svalutazione è legata a un aumento record delle giacenze del 450% rispetto allo scorso anno (sfiorando le 38.700 tonnellate di olio invenduto nei soli magazzini pugliesi).

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