DOTT.SSA MARY LENTI (Pedagogista e Formatrice) - C’è una ferocia silenziosa che sta divorando i nostri ragazzi sotto i nostri occhi, e il mondo adulto continua a guardare dall'altra parte. Come pedagogista ed educatrice impegnata quotidianamente sul campo e nella formazione, incontro ogni giorno questa sofferenza profonda nelle aule, nelle famiglie e nei contesti sociali in cui l'assenza di un ascolto autentico è diventata assordante. La cronaca recente ci sbatte in faccia un’impennata di violenza minorile brutale, inspiegabile, quasi cinematografica. La guerriglia urbana che ha sconvolto le strade di Milano proprio in questi giorni, con vetrine spaccate, barricate e bambini persino di 11 anni identificati tra i promotori del caos, è l'ennesimo schiaffo in pieno viso. Ma ridurre tutto a semplice vandalismo, a mancanza di valori o a un problema di ordine pubblico da risolvere con sole risposte securitarie significa commettere un errore di valutazione pedagogica imperdonabile. Quella a cui stiamo assistendo non è una crisi adolescenziale passeggera: è il sintomo più doloroso di una guerra ibrida, combattuta sulla pelle di una generazione che abbiamo deliberatamente lasciato sola.
Quando parliamo di guerra ibrida, pensiamo alle infrastrutture digitali, alla Cyber-security o alla disinformazione geopolitica. Ma la verità è che il fronte più vulnerabile di questo conflitto invisibile è psicologico ed emotivo, e si consuma ogni secondo sugli schermi dei nostri figli. Gli algoritmi dei Social media, progettati cinicamente per agganciare l'attenzione sfruttando la dopamina, la rabbia e l'estremismo, agiscono come veri e propri agenti di radicalizzazione comportamentale. I ragazzi vengono bombardati da una narrazione del mondo ultra-violenta, dove l’empatia è considerata un difetto, la fragilità una colpa e la sopraffazione l'unico modo per esistere. I video delle devastazioni, filmati e caricati in tempo reale per accumulare visualizzazioni e scatenare un macabro spirito di emulazione, sono il carburante di questo sistema. Nel lavoro pedagogico lo vediamo chiaramente: distruggere diventa per loro l'unico palcoscenico per sentirsi vivi, il tentativo tragico di dare una forma visibile alla propria esistenza all'interno di una comunità virtuale che li riconosce solo se fanno rumore.
In questo scenario, i nostri adolescenti sono i veri dimenticati. Abbiamo progressivamente smantellato la pedagogia della presenza, desertificato i territori, ridotto gli spazi di aggregazione spontanea e delegato l’educazione emotiva ai display. Nel vuoto educativo lasciato dalle famiglie sovraccariche e da istituzioni scolastiche spesso schiacciate dalle sole logiche di prestazione e valutazione, si sono inserite le regole spietate della rete. Davanti a questa emergenza, la domanda fondamentale che dobbiamo porci non è come punire, ma cosa possiamo fare concretamente per riaccendere un'alleanza pedagogica sul territorio.
Innanzitutto, dobbiamo riconquistare lo spazio fisico, restituendo ai ragazzi luoghi reali in cui stare. Questo significa riaprire e finanziare centri di aggregazione culturale e sportiva nei quartieri più fragili, trasformando le scuole e le palestre pubbliche in hub territoriali vivi, aperti anche la sera e nei fine settimana. In questi spazi, grazie alla presenza di educatori, Pedagogisti e professionisti della relazione, i giovani possono canalizzare la propria energia e la propria rabbia attraverso la musica, l'arte urbana e lo sport gratuito, riscoprendo il valore del corpo e della cooperazione al di fuori dello schermo.
La violenza dei giovani non nasce dal nulla: è il riflesso speculare di un mondo adulto cinico e iper-connesso, che ha scambiato la protezione con il controllo e l'ascolto con l'indifferenza. È tempo di spegnere gli algoritmi, rimboccarsi le maniche e riaccendere la nostra presenza educativa, investendo sul futuro di questi ragazzi prima che questa guerra invisibile li porti via del tutto.
L'autrice
La Dott.ssa Mary Lenti è pedagogista, docente e formatrice. Esperta in bisogni educativi speciali (BES) e dinamiche dell'età evolutiva, opera attivamente sul territorio come coordinatrice pedagogica e consulente in politiche pubbliche educative, occupandosi in prima linea di contrasto alla povertà educativa e supporto alla genitorialità.

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