Godi ragazza, negli spazi del tempo,
nella mondana vita,
nelle braccia di un corpo sotto un bianco lenzuolo...
piuma d'oca d'inverno
ti aspettava.
Godi ragazza,
spassando il tuo tempo
ed i tuoi passeggi,
in tramonti d'immenso mare,
ove lontano sarà ancora il tuo destino.
Godi ragazza,
nei caffè neri di moche bevute,
dove hai affogato sangue di lacrime
e mestrua
vomitevole
ottenendo
il diabolico,
il possesso,
ed il labirinto tormentoso
che schiava ha sedotto il tuo cervello
riflettendo il tuo essere.
Capricciosa donna,
nel tuo difetto,
nel tuo incubo,
nella tua ossessione,
nel tuo trauma,
hai sacrificato uomo che sulla luna voleva viaggiare.
Hai chiuso teli, rami e velieri...
in barca sei affondata,
affondando con esso per sempre il tuo sacro spirito
in un sentiero d'inferno
che Dio, implorando con le tue mani,
tremavi,
e dove io stessa pietosa per te, imploro,
pregando, sperando che Dio possa non gettare negli inferi il tuo corpo
ove Dante farneticando immaginò.
Godi ragazza,
fanciulla mondana,
la preghiera,
non è mai stata tua.
Atea, blasfema se fosse il tuo nome, saresti.
Ti chiamerà per nome, ragazza,
e ti volterai...
Non saranno moche di caffè,
ma oli di girasole che ruoteranno
per spalmare il peccato
dal tuo corpo
in olio balsamico,
in quel allegro movimento,
che al Sole ignoravi.

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